Roma, 25 ott. - (Adnkronos) - "Cristian ha perso molti kg, divide la cella con dei comuni detenuti russi, non ha accesso all'acqua potabile ed è videosorvegliato. Temo per il suo stato di salute". Così Raffaela Ruggiero, la madre di Cristian D'Alessandro, l'attivista italiano arrestato con gli altri 29 membri dell'equipaggio dell'Arctic Sunrise, descrive la situazione del figlio nel carcere di Murmansk a 37 giorni dall'inizio della detenzione. E parla di "condizioni dure che possono inficiare il fisico di tutti. Io spero che non passi troppo tempo perché il tempo mi fa paura e le condizioni iniziali potrebbero cambiare drasticamente". I genitori di Cristian oggi hanno incontrato la stampa presso la sede romana di Greenpeace dopo l'incontro al Quirinale con l'ambasciatore Antonio Zanardi Landi. All'inizio della detenzione di Cristian "il console che gli fa regolarmente visita ci assicurava che Cristian stava bene, sia dal punto di vista fisico che psicologico, oggi ci dice che sta 'benino'. La situazione deve essere cambiata, perché una condizione dura può piegare qualunque tempra", aggiunge la madre di Cristian che rivolge anche un appello a Putin. "A Putin mi rivolgo come a un padre, una persona di buon senso, perché faccia un atto di clemenza". Difficile, per la famiglia, anche avere dei contatti diretti con Cristian. "I ragazzi hanno una scheda per telefonare - racconta il padre di Cristian, Aristide D'Alessandro - ma se vogliono farlo devono prima inoltrare una richiesta indicando giorno e ora esatti della telefonata e poi aspettare l'autorizzazione. Ma per un motivo o per un altro c'è sempre qualche inconveniente e da quando Cristian è stato arrestato siamo riusciti a sentirlo una sola volta. Non ci spieghiamo come mai ci siano tutti questi problemi per avere un contatto e anche su questo chiediamo di fare chiarezza". In 37 giorni, i genitori sono riusciti dunque a sentire Cristian al telefono una sola volta e hanno ricevuto da lui una sola lettera, scritta 15 giorni dopo l'arresto, in cui "Cristian si preoccupa di noi, ci rassicura, ma sottolinea anche che non si sono pentiti di ciò che hanno fatto, e usa il plurale perché il loro è un intento comune e pacifico", sottolinea la madre. Sulla nuova accusa, quella di vandalismo, il padre di Cristin, Aristide D'Alessandro, dichiara: "da un certo punto di vista è un segnale positivo perché può essere letta come l'apertura al dialogo con i Paesi coinvolti, ma resta un'accusa sproposita per dei ragazzi pacifisti che dell'Artico si occupano perché vogliono un mondo migliore". Per il reato di vandalismo, la legge russa prevede fino a 7 anni di carcere, meno dei 15 previsti per la pirateria, "ma anche se fossero 2 anni si tratta sempre di tempi ingiusti per dei ragazzi che non hanno fatto nulla di male se non richiamare l'attenzione su un propblema, quello dell'Artico, che riguarda tutto il mondo".



