Roma, 7 ott. - (Adnkronos) - Il Piave come punto di partenza di un progetto di riqualificazione fluviale, ambientale e paesaggistica: è la proposta del Wwf Italia contenuta nel dossier "Vajont anno zero: 1963-2013. Consumo del suolo e rischio idrogeologico, un territorio da ripensare" pubblicato in occasione del cinquantesimo anniversario della tragedia del Vajont. E che parte dall'esempio della ricostruzione di un territorio come quello di Longarone, il comune lungo il Piave spazzato via dalla frana, la cui superficie urbanizzata è quadruplicata ed è stato costruito fin dentro il fiume. La fascia fluviale lungo il Piave nel Comune di Longarone è in gran parte occupata da aree industriali all'interno delle quali vi sono molte zone abbandonate. Insomma, negli ultimi 50 anni, nonostante la lezione del Vajont, "si è proceduto alla cementificazione ed edificazione indiscriminata delle valli sfidando di nuovo l'equilibrio idrogeologico", dichiara Andrea Agapito Ludovici, tra gli autori del dossier, sottolineando che "oggi non possiamo perpetrare gli errori del passato ignorando le aree a rischio idrogeologico che conosciamo e le Autorità di bacino, delegittimate e senza fondi, hanno catalogato e comunicato a tutti gli enti, comuni inclusi". Nei primi anni '60, prima degli eventi tragici del Vajont, il Comune aveva una densità di urbanizzazione molto bassa, dell'ordine dello 0,5%. Dopo il 2000, la superficie urbanizzata si è quasi quadruplicata e ha raggiunto l'ordine del 2%, con la fascia fluviale del Piave urbanizzata per oltre il 18% a 500 metri, e per oltre il 12% a 1000 metri dall'alveo. In altre parole i tre quarti dell'urbanizzato del Comune di Longarone (soprattutto le grandi zone commerciali e industriali) sono collocati entro i 700 metri dall'alveo fluviale ordinario, ovvero a rischio alluvione. Il caso di Longarone si inserisce però in una generalizzata tendenza del nostro Paese dove, tra gli anni '50 e il 2000, si è assistito a un'urbanizzazione che ammonta a 2 milioni e 250mila ettari: un'area grande come Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia insieme. Una conversione urbana media del suolo di quasi 90 ettari al giorno, una urbanizzazione lineare della costa adriatica di quasi 10 km all'anno: oggi non è possibile tracciare in Italia un cerchio del diametro di 10 km senza intercettare un insediamento urbano. Dal 1948 ad oggi, poi, sono stati realizzati 4,5 milioni di abusi edilizi (75mila l'anno, 207 al giorno), favoriti dai 3 condoni che si sono succeduti negli ultimi 16 anni (nel 1985, nel 1994 e nel 2003). Il consumo eccessivo di suolo ha spinto il Wwf Italia ad avviare, nel 2011, la campagna "RiutilizziAmo l'Italia" con l'obiettivo di frenare e invertire la tendenza che nei prossimi 20 anni, ai ritmi attuali, rischia di coprire di cementificare altri 680.000 ettari, cioè un territorio più esteso della Basilicata. Per cercare di mitigare i danni da alluvione, lungo il Piave e in tutto il Paese, ridurre il consumo di suolo e governare in modo sostenibile il territorio il Wwf Italia ricorda i cinque principi base che da anni porta avanti. In primo luogo, l'applicazione delle direttive europee su acque e rischio alluvionale che allinei l'Italia all'Europa e permetta di gestire i fiumi come bacini idrografici e non seguendo i confini amministrativi; promuovere gli interventi di rinaturalizzazione; promuovere una corretta informazione e formazione per la popolazione esposta al rischio idrogeologico e riduzione il consumo del suolo approvando ad esempio la proposta di Legge del Wwf per il recupero e la riqualificazione del patrimonio esistente.



