Trieste, 9 ott. – (Adnkronos) - "Ricordare e onorare le vittime del Vajont vuol dire prima di tutto trarre una precisa lezione da quella tragedia: ogni intervento dell'uomo deve rispettare l'equilibrio ambientale, in un percorso che non può prescindere dal coinvolgimento attivo delle istituzioni, della comunità scientifica e dei cittadini. Impegnarsi quotidianamente per prevenire il rischio idrogeologico significa onorare le vittime". Così la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, a margine delle celebrazioni religiose in occasione del cinquantesimo anniversario della tragedia, che vide la distruzione dei comuni di Longarone ed Erto e Casso. "A cinquant'anni dalla tragedia del Vajont - ha aggiunto Serracchiani - la memoria dolorosa va prima di tutto ai quasi duemila morti, alla strage umana, sociale e ambientale di due intere comunità, quelle di Longarone in Veneto e di Erto e Casso in Friuli Venezia Giulia. Il cordoglio però non basta, se non si ricorda che quella tragedia non fu un evento naturale, non fu una fatalità, ma un disastro provocato da precise colpe e responsabilità umane". Alla presenza di circa un migliaio di persone, hanno officiato la cerimonia il vescovo di Belluno e Feltre, Giuseppe Andrich, il quale ha detto che "da qui deve partire un auspicio e un sogno per una nuova coscienza di unità e condivisione", e il vescovo di Pordenone, Giuseppe Pellegrini, il quale ha ricordato che "la ferita è ancora aperta ed è chiaro che le colpe umane sono tante. Troppe volte l'egoismo umano ed economico sottrae la dignità e l'uomo in questi casi conta poco".


