Siena, 13 ott. - (Adnkronos) - “Le norme e i regolamenti in materia di gestione della fauna selvatica non sono più adeguati alla situazione attuale e non consentono di mantenere densità sostenibili e giusto equilibrio fra le specie, con l’ambiente circostante e con l’attività agricola. L’appello della Regione Toscana, che chiama in causa lo Stato, conta sul sostegno della Provincia di Siena e delle Province toscane, pronte a dare il loro contributo per affrontare in maniera concreta l’emergenza”. Con queste parole Anna Maria Betti, assessore all’agricoltura e caccia della Provincia di Siena e coordinatore Upi Toscana interviene sulla gestione della fauna selvatica a supporto del grido di allarme lanciato nei giorni scorsi dall’assessore regionale Gianni Salvadori. “Il quadro in cui ci troviamo ad operare su questo tema - continua Betti - è caratterizzato da un complesso intreccio di norme nazionali e regionali, disposizioni e direttive comunitarie, strumenti di pianificazione e linee guida spesso distanti e contraddittori fra loro. Il rischio maggiore è quello di scaricare gli effetti di tutto ciò su chi opera sul campo e di allontanare, piuttosto che favorire, l’obiettivo di una gestione equilibrata e sostenibile della fauna selvatica, materia divenuta, ormai, terreno fertile per ricorsi sempre più numerosi ai Tar e alla Corte Costituzionale, a Siena come in Toscana e in Italia, creando paralisi, inefficienza e incertezza”. “Negli ultimi anni - dice ancora Betti - la Provincia di Siena e tutte le altre Province toscane hanno fatto ogni sforzo possibile, insieme agli Atc e ai tanti soggetti coinvolti, per arginare il fenomeno, segnalando la crescente difficoltà di gestire un patrimonio faunistico che da ‘bene comune’ è diventato una vera e propria emergenza. Lo abbiamo fatto con il senso di responsabilità di chi ogni giorno è chiamato a confrontarsi con problemi sempre più severi, dagli incidenti stradali ai danni all’agricoltura e ai boschi, vedendo, però, ridursi sempre di più i margini di intervento”.


