Roma, 20 feb. (Adnkronos) - Quattrocento anni fa, nel 1613, la prima ambasceria giapponese, la missione Hasekura, approdò in Italia. Fu l'avvio delle relazioni tra i due Paesi. Cinquanta anni fa, poi, la fondazione dell'Istituto di Cultura giapponese in Italia. Proprio per celebrare il mezzo secolo dell'istituto sono stati organizzati due grandi eventi speciali a Roma: la mostra 'Arte in Giappone 1868-1945' alla Galleria nazionale di Arte moderna (26 febbraio-5 maggio, con due sessioni espositive e cambio di opere) e lo spettacolo di Sugimoto bunraku 'Sonezaki shiniu', in ottobre sempre a Roma. La mostra, allestita dal direttore e dal curatore del Museo nazionale di Arte Moderma di Kyoto, Masaaki Ozaki e Ryuichi Matsubara, offre una ampia panoramica dell'arte giapponese del '900, un periodo ancora poco esplorato di intense trasformazioni che va dalla restaurazione dell'imperatore Meiji nel 1868 fino alla fine della seconda guerra mondiale. In questi decenni, il Giappone affronta l'uscita dall'isolamento dopo una chiusura culturale e politica durata 300 anni, sperimenta la 'contaminazione' con l'occidente e tenta una sintesi, tornando comunque a recuperare come centrale la tradizione giapponese. Un filo, quello della tradizione coniugata con l'innovazione, che percorre tutta la cultura giapponese, oggi simbolo di tecnologia e modernità, ma che mantiene stretti legami con la storia e il suo passato. Anche il mondo dell'arte ha seguito lo stesso percorso, ben visibile con la mostra di Roma. La mostra comprende complessivamente 111 dipinti e 59 opere d'arte decorativa provenienti dai più importanti musei e collezioni private giapponesi. "Questa mostra ripercorre fasi importanti della pittura giapponese in cui lo stile è stato influenzato dalla pittura occidentale. Tuttavia è evidente la volontà dei pittori di mantenere il contatto con la tradizione", sottolinea Masaaki Ozaki, direttore del Museo nazionale di arte moderna di Kyoto. Tra i pezzi pregiati, una natura morta di cachi di Kokei Kobayashi, la "maiko" di Bakusen Tsuchida e un ritratto di bambina di Kyokata Kaburaki. Si tratta di pittura Nihonga, la corrente artistica giapponese della seconda metà dell'800, che si proponeva di riprendere e valorizzare gli stili e le tecniche dell'arte giapponese tradizionale. La sua nascita venne indotta dalla progressiva occidentalizzazione della vita giapponese che, in campo artistico, trovava il suo riflesso nell'arte 'Yoga'. In contrapposizione all'uso della pittura a olio, introdotta dall'arte 'Yoga', l'arte 'Nihonga' rilanciò la pittura su carta e su seta, basata sull'utilizzo dei pennelli e degli inchiostri giapponesi tradizionali. I soggetti e lo stile spaziavano dalla pittura giapponese alla pittura cinese. Presso l'Istituto giapponese di cultura di Roma si terrà lunedì, per l'inaugurazione ufficiale della mostra un simposio sulle influenze reciproche tra arte orientale e arte occidentale.



