Roma, 22 feb. - (Adnkronos) - Il 20% delle aree Sic e Zpd, cioe' le aree sottoposte a regime di conservazione in base alle direttive comunitarie Habitat e Birds, rientra nella categoria 'area agricola'. Si tratta di un quinto delle aree protette italiane. "Abbiamo stimato che sottoponendo queste aree a pratiche 'bio' o di sostenibilita' e' possibile trasformare questi suoli in veri e proprio sink di carbonio, cioe' depositi, e che abbiano cosi' la capacita' di sequestrare e trattenere per periodi piu' o meno lunghi carbonio che altrimenti sarebbe rilasciato in atmosfera". Cosi' all'Adnkronos Lorenzo Ciccarese, ricercatore dell'Ispra, l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. "Se assumiamo che un ettaro di terreno puo' assorbire fino a mezza tonnellata di carbonio l'anno, considerando che le aree agricole all'interno della aree Sic e Zps sono circa 1,2 milioni di ettari, in un anno queste aree hanno un potenziale di assorbimento di circa 2,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica - aggiunge - Per dare un'idea della dimensione del fenomeno ricordiamo che ogni anno il nostro Paese emette circa 433 milioni di tonnellate di anidride carbonica. La proporzione e' poco meno dell'1%, ma e' una misura che puo' contribuire al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto". Obiettivi il cui raggiungimento "non e' facile - conclude - ci vogliono politiche energetiche, di trasporto, sui rifiuti, e bisogna mettere in campo tutte le opzioni possibili. L'opzione agricola e' una di queste".




