La concorrenza è diventata spietata, gli ospiti sono sempre gli stessi, e Bruno Vespa si toglie qualche sassolino della scarpa contro i vari Floris, Paragone, Telese, Porro, Santoro e i loro programmai che sottraggono pubblico al suo Porta a Porta. "I talk show di informazione si sono moltiplicati, sono diventati una metastasi", ha detto Vespa intervistato dal Tempo. "Magari una metastasi virtuosa, ma pur sempre una metastasi...". L'ex direttore del Tg1 ammette di aver perso il conto di quanti siano: "Ogni tanto ne scopro uno. E stiamo parlando delle sole sette reti generaliste. Perché devi sapere che quelle che vanno sotto la voce ‘altre' - le terrestri digitali, le satellitari - in seconda serata fanno almeno il 50 per cento. Giovedì sera hanno fatto il 52%. Il mondo è completamente cambiato. Quindi quei numeri di ascolti che facevamo io e Maurizio Costanzo in seconda serata erano di un altro mondo. Il 14-15% che faccio oggi sarebbe stato molto di più in passato. Quando mai allora si poteva immaginare che facesse il due per cento un programma di informazione"? Vespa se la prende anche con Striscia La Notizia. "E' la nostra maledizione. Striscia è stata a lungo la cassaforte di Canale 5 e la Rai è stata costretta a fare i pacchi per combatterla. Che sono andati bene tanto che ad un certo punto, secondo me, Mediaset ha pure pensato di sospendere ‘Striscia' - c'era un problema di costi - ma a quel punto era alla Rai che non interessava più". Di sicuro c'è che il talk show pesa economicamente sul budget di rete meno degli altri programmi: "L'informazione costa pochissimo", spiega il conduttore, "noi abbiamo pochi dipendenti, molti contratti a termine, siamo un circo che apre le tende a settembre e le smonta a giugno. ‘Porta a porta' - cifre alla mano - costa meno di quanto costava quando c'era la lira, pensa te. E rendiamo in pubblicità più di quello che costiamo. E questo vale per Santoro, per Floris. Per loro due certamente; non so se anche per qualche altro".




