Roma, 19 giu. (Adnkronos) - Ha diviso la casa con il fratello per quarant'anni facendogli praticamente da colf, poi, messa alla porta dal fratello o andatasene di sua spontanea volonta' non e' dato sapere, la donna ha chiesto gli alimenti al fratello, esattamente come una moglie. La Cassazione ora ha accolto il ricorso della signora P.S., sottolineando che "la circostanza che la pretesa alimentare sia rivolta nei confronti del fratello non comporta la sua infondatezza". La vicenda si svolge in un paese della Liguria, dove P.S. per quarant'anni vive insieme al fratello, facendogli le faccende di casa. Le loro strade, dopo tutto quel tempo, si dividono e la sorella cita in giudizio il fratello per chiedergli un mantenimento. In primo grado, il Tribunale di Chiavari dispone che a P.S. il fratello dia 250 euro di alimenti al mese. Assegno revocato dalla Corte d'appello di Genova, nel 2007, sulla base del fatto che la donna, nonostante la sua invalidita', saltuariamente lavorava anche in un albergo come domestica a ore. La donna ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando lo "stato di bisogno" causato anche da una invalidita' al 60%. Piazza Cavour - sentenza 15397 - ha accolto, in parte, il ricorso della sorella e ha evidenziato che "la circostanza che la pretesa alimentare sia rivolta nei confronti del fratello non comporta la sua infondatezza, ma solo la determinazione del relativo importo nella misura dello stretto necessario". Gli alimenti li stabilira' la Corte d'appello di Genova cui e' stato rinviato il caso.



