(Adnkronos) - Lo spaccio veniva realizzato nelle zone comprese tra via Montegiorgio, via Corinaldo e via Pievebovigliana, nei lotti di edilizia popolare contrassegnati dai numeri 48, 49, 50. Ma anche in questo caso le metodologie erano ben accorte e consolidate: il pusher non aveva con se' la droga, ma la teneva nascosta nei campi e negli anfratti delle palazzine del quartiere. Sul posto veniva acceso il fuoco in un bidone, strumento di tempestiva distruzione dello stupefacente, in caso di imprevisti interventi delle forze dell'ordine. Ricevuta dal cliente la somma contante, il pusher si allontanava per prelevare lo stupefacente occultato, per poi ritornare sul posto e concludere la contrattazione. I pusher operavano per quantita' di droga cedibile: c'era chi era deputato allo spaccio dei quantitativi maggiori da 5 grammi, detti mani, e chi ai quantitativi minori da 0,4 grammi, detti pezzi. (segue)



