Roma, 13 feb. - (Adnkronos) - A San Valentino il regalo floreale è d'obbligo. Domani, quasi di un innamorato su tre (32%) regalerà fiori, mentre sceglierà cioccolatini o altri dolci il 19%, profumi o gioielli il 6%, capi di abbigliamento il 4%, secondo quanto rileva un sondaggio Coldiretti. Ma dietro a un fiore può nascondersi una storia di ingiustizia, di lavoratori vessati, di povertà e malattie; una storia che parla di ambiente sfruttato, terra consumata, inquinamento e intossicazione, pesticidi e concimi chimici. Lo denuncia il centro 'Fiori e diritti', nato da un'idea de La Bottega Solidale Onlus, associazione che dal 1990 promuove il commercio equo e solidale, il consumo critico e progetti di educazione allo sviluppo. L'Europa, infatti, importa la maggior parte dei fiori recisi da Africa e America Latina, Paesi in cui non sempre la produzione è attenta ai diritti dei lavoratori e alla tutela ambientale. E' però possibile acquistare fiori sostenibili scegliendo quelli certificati: in Italia il marchio 'Fiore giusto' certifica che la coltivazione dei fiori avviene nel rispetto dei lavoratori e della natura. Secondo i dati Ismea sulla filiera fiori e piante, l'Europa importa più di 80.000 tonnellate di fiori recisi dall'Africa, cioè tra il 70 e l'80% della produzione floricola africana, per un valore di circa 300 milioni di euro. Il Paese leader per produzione ed esportazione è il Kenya, che nel 2002 ha esportato verso la Ue 48.423 tonnellate di fiori, per un valore di 194 milioni di euro (77% rose); lo Zimbabwe è il secondo degli esportatori africani seguito da Zambia, Uganda. Anche in America Latina la floricoltura è diventato un settore in costante espansione: il 98% della produzione colombiana viene esportato, principalmente verso gli Stati Uniti. Secondo 'Fiori e diritti', l'impatto della produzione di fiori nei Paesi del Sud del Mondo ha gravi implicazioni ambientali e socioeconomici. La produzione di fiori necessita di circa 80 passaggi chimici dal trattamento del suolo all'impacchettamento del prodotto. La contaminazione ambientale, in particolare dell'acqua, si riflette sulla salute degli abitanti delle comunità locali e in frequenti infermità e malattie che si sono sviluppate soprattutto nelle ultime decadi. Per rendere un terreno adatto alla floricoltura è necessario regolarne il Ph, applicando fertilizzanti e disinfestanti. Quando gli agenti utilizzati sono di provenienza chimica c'è il rischio che, col passare del tempo, questi producano la "salinizzazione" del suolo, rendendolo inadatto all'agricoltura. L'inquinamento dell'aria avviene sia a causa dei processi di fumigazione sia per la combustione dei residui di produzione, che liberano gli elementi chimici utilizzati nella produzione. Infine, le grandi quantità d'acqua di cui la floricoltura necessita spesso sono utilizzate a discapito delle comunità e dei centri abitati. Dal punto di vista del lavoro, l'impiego femminile supera abbondantemente il 60% del totale degli addetti, ma la donna è maggiormente esposta dell'uomo alle violazioni dei propri diritti. Come altri settori, poi, la floricoltura non è esente dallo sfruttamento del lavoro minorile. Secondo una ricerca dell'International Labour Organization il 20% dei lavoratori delle piantagioni ecuadoriane sono bambini. Delle circa 400 compagnie attive nella floricoltura in Ecuador solo tre possono vantare l'esistenza di un sindacato interno. Secondo le rilevazioni Usleap, durante l'alta stagione gli operai arrivano a lavorare 14 o 15 ore al giorno. In vista di San Valentino, 'Fiori e Diritti' ha lanciato una raccolta fondi dal basso per finanziare una campagna in difesa dei diritti umani. L'iniziativa coinvolgerà 30 organizzazioni in oltre 100 punti informativi in Italia e ha l'obiettivo di raccogliere 25mila euro per finanziare il "Fair Flowers Day" di domani, che segnerà l'inizio della campagna di sensibilizzazione che denuncia le condizioni di lavoro nelle piantagioni di fiori e le problematiche ambientali conseguenti all'uso dei prodotti chimici e al consumo dei acqua.




