Roma, 14 feb. - (Adnkronos) - "La decisione del Tar non è fondata sulla legge e se si legge quella decisione si vede che non c'è nessun riferimento normativo. E' fondata su una valutazione tecnica sbagliata". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ospite di 'Adnkronos Incontri'. "Sono molto sorpreso dalla decisione del Tar - ha ribadito Clini - e non posso credere che il Tar abbia consapevolmente deciso di continuare con questa situazione". In merito al ricorso al Consiglio di Stato, il ministro ha sottolineato "sono fiducioso che prevalga la legalità". In merito ai rifiuti della capitale Clini ha spiegato che "gli impianti esistenti nel territorio non hanno la capacità di trattare tutti i rifiuti che altrimenti arrivano in discarica non trattati. Nel Lazio c'è, invece, la capacità di trattare negli impianti questa quota di rifiuti e così si può evitare sia che vadano a Malagrotta, rispettando così la legge italiana e le direttive europee, sia che rimangano in strada o che vadano all'estero con una spesa aggiuntiva per i contribuenti. La soluzione più pratica è usare quello che già c'è". E tracciando un bilancio della sua attività il ministro Clini dichiara: "Ho lavorato moltissimo, sono soddisfatto per quanto fatto in un tempo breve. I risultati già raggiunti sono molto positivi". "Resta non completata - ha aggiunto - la semplificazione delle procedure. Abbiamo fatto molto, basti pensare che mediamente in Italia quando un'impresa vuole avere l'autorizzazione ambientale ha bisogno di un tempo variabile da 3-6 anni, mentre in Francia e Germania è di 3-6 mesi". "Ho cercato di ridurre aggredendo le varie situazioni che si erano create di complicazioni, di scarsa trasparenza, abbiamo semplificato molto. Abbiamo cercato di togliere margini alla discrezionalità delle amministrazioni - ha sottolineato - che è all'origine di gran parte dei ritardi. Come, nel caso dell'Ilva, abbiano imposto tempi stretti e imposto alle imprese impegni molto chiari. Questo è un metodo europeo. Se in Italia riusciamo a completare la semplificazione delle regole e delle procedure amministrative per le procedure ambientali delle imprese saremo riusciti a raggiungere un obiettivo molto più efficace di quanto non sia la riduzione delle tasse. Molti investimenti nel nostro Paese sono stati bloccati dalle complicazioni della burocrazia". "L'Ilva sta realizzando i primi interventi previsti dall'Aia di ottobre e da questo punto di vista le iniziative che abbiamo assunto hanno effetto e stanno proseguendo. La decisioni della Corte costituzionale ha liberato il campo da un tema che poteva essere molto spinoso e questa decisione della Consulta è molto coerente con il lavoro che ho fatto". "In passato - ha aggiunto Clini - la magistratura di Taranto ha svolto un ruolo di supplenza nei confronti dell'amministrazione, ha esercitato delle funzioni che avrebbero dovute essere esercitate dell'amministrazione. Il chiarimento di ruoli che si concretizza anche nella decisione della Consulta credo che faciliterà il superamento dei problemi ancora aperti". Sulla possibilità di guidare il ministero anche per la prossima legislatura così Corrado Clini "Dipende da chi me lo offre e dal contesto". "Se ci fosse la possibilità di proseguire avendo come riferimento il quadro normativo europeo io credo - ha aggiunto - che ne valga la pena. Quello che non sarei disponibile a fare è usare il ministero dell'Ambiente per bloccare la crescita nel Paese. Se qualcuno mi chiedesse di fare ministro dell'ambiente per 'superare' i problemi ambientali, per alleggerire il peso degli impegni ambientali, per dare un supporto al condono edilizio piuttosto che a strategie per disapplicare le direttive europee direi di no. Quello che deve fare un ministro oggi è fare in modo di applicare le direttive europee". Dopo il 26 febbraio, ha spiegato Clini "rimarrò ancora ministro per un po' perché i lavori non sono finiti e quando si formerà il nuovo governo tornerò a fare il direttore generale del ministero dell'Ambiente".




