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Cassazione: 10 euro ai vigili per evitare multa, 'spiccioli' non c'e' corruzione

domenica 17 febbraio 2013
2' di lettura

Roma, 15 feb. (Adnkronos) - Allungo' dieci euro ai due agenti della stradale che lo avevano multato per un'infrazione al Codice stradale e si e' ritrovato condannato per istigazione alla corruzione. Ora la Cassazione ha assolto "perche' il fatto non sussiste" l'automobilista 39enne. Il motivo? La somma allungata agli agenti, ha spiegato la Sesta sezione penale, era poco piu' che un 'argent de poche', spiccioli di "palese irrisorieta'" non tali da poter corrompere degli vigili. Semmai tali da oltraggiarli. Teatro della vicenda, una via di Sant'Angelo dei Lombardi dove Enrico D. D. si e' visto infliggere una contravvenzione da due agenti della polizia stradale. Enrico favorisce la carta di circolazione richiesta e dentro mette una banconota da dieci euro, dicendo ai due agenti: 'lassate stare e pigliatevi nu cafe", ripetuta con una certa insistenza - come relaziona la sentenza 7505. L'automobilista viene denunciato ma il Tribunale locale lo assolve. E' la Corte d'appello di Napoli, il 3 novembre 2011, a ritenere che la condotta debba essere punita in base all'art. 322 c.p. perche' - era la tesi dei giudici di merito - la sua condotta era certamente volta ad evitare la contravvenzione. La difesa del giovane ha fatto ricorso con successo in Cassazione, spiegando che il gesto, fatto da una persona tutto sommato 'semplice', tutt'al piu' poteva essere qualificato come "segno di disprezzo degli agenti", giammai come istigazione alla corruzione. La tesi difensiva ha colpito nel segno tanto che la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la decisione impugnata. Ecco quello che hanno deliberato gli 'ermellini': "l'esibizione di una somma di 10 euro, corrispondenti ad una utilita' pari a 5 euro per ciascuno dei pubblici ufficiali operanti e destinatari dell'istigazione, al fine di poter fare loro omettere e quindi in concreto impedire - la preannunciata contravvenzione, per la sua palese irrisorieta', puo' semmai configurare il reato di oltraggio, per l'offesa all'onore e al prestigio del pubblico ufficiale destinatario della dazione stessa". Ma poiche' i fatti contestati sono accaduti prima del luglio 2009, data dell'entrata in vigore del delitto di oltraggio a pubblico ufficiale, Enrico D. D. non avra' nessuna condanna.