(Adnkronos) - "Dobbiamo prevedere modalità di ingresso protetto -rimarca il Cir- come la possibilità di richiedere asilo presso le ambasciate e i consolati, il rilascio di visti umanitari temporanei e il reinsediamento per rifugiati: i dati parlano chiaro la maggior parte di chi cerca di arrivare in Italia e che muore nel Mediterraneo necessita protezione. Dobbiamo assolutamente cercare vie alternative di ingresso per permettere loro di arrivare in maniera sicura in un posto sicuro". Per quanto riguarda gli sbarchi, è l'analisi del Cir, "è stata rilevata nell'indagine una grave violazione del diritto di accesso alla procedura d'asilo: l'Italia ricorre in maniera frequente a procedure sommarie di respingimento differito nei confronti di migranti egiziani e tunisini sbarcati sulle coste del Sud Italia. Dall'inizio del 2013 sono stati infatti centinaia gli stranieri egiziani e tunisini rimpatriati senza avere la possibilità di entrare in contatto con le organizzazioni umanitarie. Negli sbarchi, all'arrivo, vengono effettuate interviste per la verifica della nazionalità, espletate da operatori della Pubblica Sicurezza". Si tratta di un esame superficiale che non coinvolge operatori umanitari e che non tutela pienamente il diritto a chiedere protezione internazionale da parte di questi migranti. I migranti egiziani e tunisini vengono solitamente separati dagli altri migranti e collocati prevalentemente in Centri di Primo soccorso e accoglienza (Cpsa), adibiti a strutture di detenzione pur non essendo dei Centri di Identificazione ed espulsione (Cie), oppure in altri centri chiusi, prima di essere rimpatriati. "Il trattenimento dei migranti in tali strutture -prosegue la nota del Cir- viene effettuato senza alcuna procedura di convalida giurisdizionale e in questi centri i migranti tunisini ed egiziani sono identificati dalle rispettive autorità consolari e rinviati generalmente entro 48 ore dopo il loro ingresso in Italia". (segue)


