Roma, 17 ott. (Adnkronos) - Poco più di un'ora. Oltre sarebbe stato fisicamente disumano. Sì, perché quello di Colin Stetson con il sax basso non è un semplice rapporto tra compositore/esecutore e strumento: è una fusione letteralmente carnale, quasi mistica, capace di generare suoni ancestrali e al tempo stesso postmoderni. Tornato in Italia dopo il concerto dello scorso marzo a Venezia, il polistrumentista di Ann Arbor, Michigan (trasferitosi in Canada dal 2008), ha riempito ieri sera il Teatro Studio dell'Auditorium di Roma presentando alcuni brani della trilogia da solista,'New History Warfare', culminata con il recente 'To See More Light'. Titolo omonimo, quest'ultimo, del brano cardine dell'intero album, traccia ‘monstre’ di oltre 15 minuti che sintetizza in modo commovente il percorso sonoro di Stetson, già strumentista per artisti come Arcade Fire, The National, Tom Waits, Lou Reed, David Byrne, Bon Iver (che proprio in 'To See More Light' presta la sua voce in quattro brani) e altri ancora: è un'esplosione di contraddizioni il sound di Stetson, influenzato tanto dal jazz quanto dalla musica elettro-acustica, dall'industrial e dal soul, dalla drone music e dal minimalismo. Il sax basso, il sax tenore e il sax contralto la fanno da padrone, esaltando fino alla trance, all'ipnosi, la straordinaria tecnica di respirazione circolatoria di Stetson, quasi strappando dalle viscere non solamente echi di sonorità perdute, ma il battito stesso di creature mitologiche a tratti spaventose. Lo ricorda anche l'incessante incedere di 'Judges', traccia che dà il titolo al secondo volume della trilogia, riproposta in apertura di concerto: attraverso lo strategico posizionamento di più microfoni, l'effetto percussivo è amplificato e fisico, intrecciato ad un lamento sofferto che sembra provenire da chissà quale altrove ma che in realtà è la voce dello stesso Stetson. Definito da Alex Green "il Roger Federer della musica strumentale d'avanguardia: come il giocatore di tennis svizzero ha cambiato il modo di pensare il tennis, così Stetson sta ridefinendo le possibilità tecniche ed espressive dei fiati e degli ottoni". E il concerto di ieri sera all'Auditorium lo ha dimostrato una volta di più.


