(Adnkronos) - "Di fronte alle nuove sostanze e ai nuovi comportamenti additivi dei giovani - spiega il professore Luigi Alberto Pini, Direttore della Scuola di Specializzazione di Farmacologia e Tossicologia dell'Ateneo e organizzatore del convegno - il nostro obiettivo è riuscire ad intercettare sul nascere i possibili comportamenti pericolosi; in questo contesto è fondamentale guardare alla persona oltre che alla patologia, e alla sua relazione con l'ambiente e gli adulti di riferimento". "Basti pensare che già i ragazzi di 10-11 anni fanno uso di alcol e che a 4-5 anni si trovano bambini dipendenti da videogiochi, condizioni che non possono prescindere dal contesto dove i bambini vivono" prosegue il professor Pini, rimarcando che in questo senso "è fondamentale il rapporto con i pediatri del territorio che sono, per così dire, la porta di accesso di questi pazienti nella rete territoriale che deve aiutarli". Non a caso il convegno prevede il coinvolgimento diretto dei pediatri e degli studenti delle scuole medie e superiori in tavole rotonde e discussioni. L'ambiente, gli adulti di riferimento, i gruppi di pari, la pressione e gli stimoli sociali possono, dunque, incidere moltissimo sulla loro vulnerabilità, creando fratture e squilibri che possono sfociare in comportamenti additivi. Riuscire a prevenire questi problemi è la principale arma contro queste patologie dalle quali è possibile guarire. (segue)


