(Adnkronos) - Si è affrontato inoltre lo spinoso argomento delle dipendenze tecnologiche, sempre più diffuse tra i ragazzi che arrivano a confondere reale e virtuale fino a chiudersi in un pericoloso bozzolo. Alcuni siti e applicazioni, secondo gli esperti, sono infatti capaci di isolare i più piccoli dal mondo esterno e dalle relazioni più naturali in casa, a scuola, nel tempo libero. Il tour ha, fra l'altro, fatto tappa all'Ospedale Pediatrico Gaslini dove il coinvolgimento dei bimbi lungodegenti ha permesso di innescare una spirale virtuosa di iniziative mirate a trasformare computer, tablet e Internet in intrattenimento educativo e opportunità per spaccare il distacco con chi è fuori dal perimetro ospedaliero. Tre le idee del team di Iniziative e Progetti Speciali c'è quella "di infrangere i limiti di orario e quelli delle distanze per chi vuole stare vicino ai piccoli ricoverati negli ospedali pediatrici italiani, allestendo degli speciali 'totem mobili' che, connessi alla Rete, possono permettere una videoconferenza tra chi è ricoverato e i familiari. Importante l'apporto di TI-Lab, gli "scienziati di Telecom Italia", che hanno consentito ai bambini di vedere come nasce un'invenzione: robot e altri curiosi dispositivi, realizzati riciclando tecnologie obsolete e apparentemente non riutilizzabili, hanno calamitato l'attenzione e innescato centinaia di disegni con cui i più piccoli hanno testimoniato le impressioni avute dalle esibizioni hi-tech. "Anche io ho qualcosa da dire" termina al Museo del Mare di Genova, il Galata, che attualmente ospita l'esposizione multimediale sull'emigrazione degli italiani. (segue)


