Roma, 13 set. - (Adnkronos) - Orfanotrofi, ospedali, istituti, biblioteche e borse di studio. Nei loro testamenti, i grandi personaggi della storia e della cultura italiane, hanno spesso ricordato i meno fortunati, i collaboratori di sempre, le cause sostenute durante la vita destinando loro fondi, vitalizi e beni. E' il cosiddetto 'testamento solidale', una forma di lascito a favore di cause sociali, scientifiche e umanitarie del quale ancora oggi si occupa una rete, il network "Testamento Solidale", che unisce 7 grandi organizzazioni: Action Aid, Ail, Aism, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d'Oro, Save the Children e Unicef, con la collaborazione del Consiglio Nazionale del Notariato. Forti di una storia che, nel tempo, ha consolidato questa tradizione nel nostro Paese. Ed ecco alcuni esempi illustri. A partire da Giuseppe Verdi nel 1900 decide di mettere per iscritto il suo testamento e fin dal primo paragrafo elenca gli istituti che avrebbero beneficiato della sua generosità: 20mila lire agli Asili Centrali e 10mila lire a ciascuno degli istituti dei cosiddetti 'Rachitici', dei 'Sordo Muti' e dei 'Ciechi' di Genova. E non dimentica il suo paese d'origine, Busseto, e il vicino Villanova sull'Arda, dall'Ospedale agli Asili al Monte di Pietà. Ai poveri, poi, destina una pensione annuale, come si legge nel testo autografo: "distribuire in perpetuo l'elemosina di lire trenta per ciascuno a cinquanta poveri del mio villaggio nativo le Roncole il giorno 10 novembre di ogni anno". E' però l'Opera Pia Casa di Riposo dei Musicisti a cui Verdi riserva le più attente disposizioni. La Casa, costruita a Milano dal maestro per gli orchestrali destinati a vivere la vecchiaia in povertà, riceve in dono 75mila lire di rendita e "tutti i diritti d'autore sia in Italia che all'estero di tutte le mie opere" con lo scopo di sostenere nel futuro, con nuovi fondi, i bisogni degli ospiti. Anche gli averi più cari e intimi di Verdi, legati alla lunga carriera artistica, sono destinati a loro: "Lascio alla detta Casa di Riposo dei Musicisti il pianoforte grande formato Erard che trovasi nel mio appartamento a Genova, la mia Spinetta che trovasi a S.a Agata, le mie decorazioni, i miei ricordi artistici, i quadri". E stabilisce che "si distribuiranno ai poveri del villaggio di Sant'Agata lire mille nel giorno dopo la mia morte". Anche Cavour, nel proprio testamento, donò alla città di Torino un fondo per costruire un asilo pubblico in uno dei quartieri più marginali dell'epoca, Portanuova. Ma nei testamenti celebri si ritrova anche la capacità di progettare la cura delle proprie opere destinandole a biblioteche pubbliche. Il poeta Gioachino Belli donò i suoi sonetti autografi e le sue lettere, oltre cinquemila fogli, alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele di Roma. Gabriele d'Annunzio ideò nella sua tenuta di Gardone Riviera la Fondazione del Vittoriale degli Italiani per rendere accessibile a tutti, tramite i manoscritti editi e inediti, "tutte le mie memorie di Vita e di Guerra. Tutto dev'essere raccolto e custodito", per continuare a edificare il suo mito. A ricordo della propria arte, altri famosi italiani decisero di dare accesso allo studio a quanti ne erano esclusi. Come Lina Cavalieri, la cantante lirica e attrice definita proprio da d'Annunzio "la massima testimonianza di Venere in terra" che in poche righe sintetiche nel 1940 sigla il suo testamento lasciando alla Reale Accademia di Santa Cecilia in Roma "Lire 100mila per la istituzione di una borsa di studio di canto per una giovinetta bisognosa della provincia di Roma". Con la stessa intenzione nel 1947, il primo presidente della Repubblica italiana, Enrico De Nicola, stabilì nel suo testamento una donazione all'Ordine degli Avvocati di Napoli di lire 100mila per un premiare un lavoro di diritto penale. Il dettagliato documento storico di De Nicola è un lungo elenco di lasciti solidali a favore di orfanotrofi, asili, ospizi, parrocchie e anche della sorprendente idea di cancellazione dei debiti per i più poveri: "Lego al Monte di Pietà di Napoli lire 50mila, in contanti, perché proceda, entro tre mesi dalla riscossione della somma, alla spegnorazione (a favore degli intestatari delle relative cartelle anteriori a detta data) di biancheria e indumenti". In molti hanno voluto ricordare e aiutare i propri collaboratori. Pochi giorni prima di morire nel 1519, Leonardo da Vinci redasse il suo testamento affidando al suo allievo prediletto i libri e gli strumenti per la pittura, i suoi possedimenti fuori Milano ai suoi servitori e alla domestica le sue vesti e una rendita. Anche Alessandro Manzoni inserì il suo servitore tra gli eredi, destinando una somma di due ducati per i "suoi fedeli e affettuosi servizi" prestati per lunghi anni. E ancora Cavour, che fu tra i più accurati nel disporre pensioni vitalizie ai suoi più fedeli collaboratori, dal segretario personale al cameriere, fino al mastro di casa. Molte di queste storie sono raccolte nel volume "Io qui sottoscritto. Testamenti di Grandi Italiani", pubblicato nel 2012 dalla Fondazione Italiana del Notariato e Consiglio Nazionale del Notariato. Dalla storia all'attualità, oggi il network "Testamento Solidale" è attivo nel rilanciare la cultura del testamento solidale come gesto alla portata di tutti. Tutte le informazioni e le risposte alle domande più frequenti si trovano sul sito www.testamentosolidale.org insieme con la campagna dedicata che ha l'obiettivo di sensibilizzare le persone sull'argomento. Secondo una ricerca realizzata da Eurisko per il network "Testamento Solidale", per 4 italiani su 10 questa opportunità è ancora tutta da scoprire. Dall'indagine (basata su un campione di quasi 1500 individui rappresentativo della popolazione italiana over 55) emerge infatti che soltanto l'8% del campione (circa 1,5 milioni di italiani) ha fatto testamento, mentre il 5% è intenzionato a farlo e il 6% ci ha pensato, tuttavia è ancora incerto. Lo studio conferma una propensione bassa a fare testamento da parte degli italiani di gran lunga inferiore a quella di altri Paesi, ad esempio quelli anglosassoni e del Nord Europa: in Gran Bretagna si attesta intorno all'80%, negli Usa al 50%. In Italia resistono tabù e diffidenza, contrariamente a quanto avviene in Belgio, dove una coalizione di 99 associazioni benefiche ha creato il "Salone del testamento", un curioso appuntamento giunto al suo terzo anno. Il Salone, ogni anno ospitato in un museo prestigioso, per i servizi che offre richiede un biglietto d'ingresso. Una giornata di incontri con oltre 3.000 visitatori interessati a consultare gratuitamente un notaio, partecipare a conferenze e presentazioni di 'buone cause'. Il network italiano ha scelto invece la strada dell'informazione per diffondere la cultura di un gesto che può fare la differenza nella vita delle persone che hanno bisogno di aiuto. Un lascito solidale significa garantire cibo, salute e istruzione a milioni di bambini; vuol dire aiutare le persone con disabilità a integrarsi al meglio nei territori in cui vivono, fornendo servizi socio-sanitari adeguati; sostiene la ricerca scientifica contro malattie come la leucemia e la sclerosi multipla.



