Roma, 21 dic. (Adnkronos) - Doppio fiocco rosa, per fine anno, all'Istituto Luce Cinecitta': nascono contemporaneamente, infatti, la rivista di cinema '8 1/2', con Anica e Direzione Generale Cinema del Mibac, e la nuova App 'CINECITTA". "'8 1/2' si rivolge a un pubblico amante del cinema che ha sempre piu' difficollta' a trovvare informazioni anche cartacee. Una rivista ben fatta, ben organizzata, con tante curiosita' e informazioni dettagliate, con anche una sezione on line", spiega all'Adnkronos il presidente di Cinecitta' Luce, Rodrigo Cipriani Foresio che quanto all'App aggiunge: da oggi 'Cinecitta" e' diponibile in Italia e in tutto il resto del mondo. Con questa App mettiamo a disposizione gran parte della library di Cinecitta' in termini di film, documentari e immagini dell'Archivio Luce esclusive; avra' cadenza mensile, con una sezione free una pay". '8 1/2', presentato a Roma con una festa, necessariamente a via Veneto vista la testata feliniana, punta al concreto, secondo il suo direttore, Gianni Canova: "Abbiamo scelto di chiamarla cosi' perche' e' un numero e questa e' una rivista che parla dei numeri del cinema italiano; perche' evoca un grande film di Fellini, un film sul cinema, su un momento di crisi ma anche di superamento della crisi; perche' abbiamo l'ambizione che questa rivista vada nel mondo: faremo delle edizioni in inglese, e '8 1/2' non ha bisogno di essere tradotto, comunica in maniera immediata". Il primo numero mette in copertina l'interrogativo 'Siamo un paese di analfabeti filmici?', piu' che un interrogativo un'affermazione, visto che, aggiunge Canova, "nel numero c'e' un'inchiesta da cui emerge che siamo uno dei Paesi a piu' alto tasso di analfabetismo filmico di tutto l'Occidente. Siamo l'unico Paese in europa in cui il cinema non si studia nelle scuole. Questo la dice lunga suol conservatorismo della cultura italiana, che continua a considerare il cinema e piu' in generale i media come un qualcosa che non c'entra nulla con la cultura. Questo e' all'origine di molte delle arretratezze del nostro sistema culturale, della nostra scuola, ed ache della mancanza di nuovi pubblici che seguano, amino e costruiscano il futuro del cinema italiano". (segue)




