(Adnkronos) - Concepite come pezzi da esposizione, piu' che di uso, e di solito esibite su imponenti credenze nelle sale dei banchetti, le maioliche "a figure" (come allora spesso si definivano) trassero il loro repertorio decorativo soprattutto dalle incisioni che, in testi a stampa o in fogli sciolti, diffondevano le opere dei piu' celebri pittori del tempo e che i 'maestri maiolicari' di Faenza e di Urbino (ma anche di Deruta e di Cafaggiolo) copiavano in vividi colori sulle superfici smaltate dei loro pezzi. Oltre alle incisioni, disegni, placchette, medaglie, bronzetti fornirono loro altri modelli e fonti di ispirazione, come il visitatore potra' constatare attraverso i puntuali confronti proposti in mostra. Nelle due sale dell'esposizione - la prima dedicata ai temi della mitologia classica, la seconda ai temi omerici e della storia antica - sono presentati alcuni dei pezzi piu' belli del nucleo di maioliche provenienti dalle antiche collezioni medicee, oggi conservate al Bargello, a testimonianza di quella che fu certamente, dalla meta' del XVI secolo fino alla fine del XVIII secolo, la piu' completa e prestigiosa raccolta di vasellame "a figure" mai esistita: malauguratamente decimata dalle alienazioni e dispersioni dell'eta' leopoldina. (segue)


