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Mafia: Strage Capaci, vent'anni di mezze verita' (2)

domenica 20 maggio 2012
Mafia: Strage Capaci, vent'anni di mezze verita' (2)

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(Adnkronos) - Spatuzza ha riferito che circa un mese e mezzo prima della strage di Capaci, un altro mafioso, Fifetto Cannella, gli chiese di "procurare una macchina voluminosa per recuperare delle cose". Il collaboratore mise a disposizione una macchina di suo fratello e con quella, assieme a Cannella e ad altri due uomini, Peppe Barranca e Cosimo Lo Nigro, raggiunsero il porticciolo di Sant'Erasmo. Qui, con un conoscente, indicato solo col nome di battesimo di Cosimo, figlio del proprietario di un peschereccio, scaricarono da un'imbarcazione ormeggiata alcuni cilindri di circa un metro, che erano legati alle murate del natante. "Successivamente constatai che al loro interno vi erano delle bombe", si legge sui verbali. "Recuperati i fusti -ha raccontato il pentito- li caricammo sulla mia vettura per dirigerci verso la mia abitazione. Durante il tragitto ricordo che ebbi un problema perche' all'altezza dello Sperone c'era un psoto di blocco dei carabinieri. Una volta arrivato a casa di mia madre, ubicata in un cortile, scaricammo i bidoni in una casa diroccata di mia zia, che era fianco di quella di mia madre e che noi usavamo come magazzino". L'indomani, Spatuzza e Cosimo Lo Nigro trasferirono l'esplosivo in un magazzino di via Brancaccio, che era peraltro stato sequestrato dal Tribunale. "Inizammo quindi a fare la procedura -ha ricostruito il pentito- tagliando la lamiera dei clindri con scalpello e martello ed estraendo il contenuto. A fine giornata abbiamo caricato il materiale che avwevamo ricavato (mettendolo nelle fodere di cuscini e poi dentro sacchi della spazzatura, e lo abbiamo portato nella casa diroccatab di mia zia". Spatuzza ha pero' precisato: "Nessuno mi ha mai detto esplicitamente a cosa servisse l'esplosivo che ricavammo. Il giorno stesso della strage di Capaci, venne qualcuno, forse Cannella, a chiamarmi per dirmi di fare sparire l'esplosivo (parecchi chili) che io ancora custodivo nella casa diroccata di mia zia. Non spendo dove metterlo, decisi di portarlo nella ditta lavoravo e chiamai Lo Nigro e Barranca affinche' mi facessero da copertura durante il tragitto. Io lo nascosi, ma successivamente lo consegnai a Cannella, cosa che avvenne sicuramente prima della strage di via D'Amelio". (segue)