Roma, 11 dic. (Adnkronos/Ign) - Il gip del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, ha rigettato l'istanza dell'azienda siderurgica Ilva in cui si chiedeva il dissequestro dei prodotti finiti, realizzati nel periodo successivo al sequestro degli impianti dell'area a caldo, risalente al 26 luglio scorso e antecedente al decreto del governo. La Procura della Repubblica aveva espresso parere negativo sulla richiesta dell'azienda. La reazione dell'Ilva arriva in serata, quando l'azienda annuncia che la decisione del gip comportera' "una ricaduta occupazionale che coinvolgera' un totale di circa 2500 addetti". "Da ora e a cascata per le prossime settimane circa 1.400 dipendenti, appartenenti prevalentemente alle aree della laminazione a freddo, tubifici e servizi correlati, rimarranno senza lavoro". "Il numero di questi lavoratori si andra' a sommare ai gia' 1.200 dipendenti attualmente in cassa Integrazione per le cause gia' note quali la situazione di mercato e le conseguenze del tornado che ha investito lo stabilimento di Taranto lo scorso 28 novembre", sottolinea l'azienda in una nota. L'azienda spiega che "si fermeranno a catena gli impianti Ilva di Novi Ligure, Genova Racconigi e Salerno, dell'Hellenic Steel di Salonicco, della Tunisacier di Tunisi e di diversi stabilimenti presenti in Francia nonche' tutti i centri di servizio Ilva, quali Torino Milano e Padova, nonche' gli impianti marittimi di Marghera e Genova". "Tutto cio' comportera', in attesa di ricostituire la scorta minima per la ripresa dei processi produttivi, una ricaduta occupazionale che coinvolgera' un totale di circa 2500 addetti", aggiunge. "Le ripercussioni maggiori - fa sapere l'azienda - si avranno a Genova e Novi Ligure dove nell'arco di pochi giorni da oggi, saranno coinvolte circa 1.500 persone (1.000 su Genova e 500 su Novi Ligure)". Dalla decisione del gip di Taranto, avverte ancota l'Ilva, ci saranno "conseguenze drammatiche per i livelli occupazionali e per la situazione economica dell'azienda". "Tutta la produzione giacente in stabilimento, generata prima e dopo la data del 26 luglio 2012 e fino al 2 dicembre 2012, non potra' essere inviata agli altri stabilimenti del Gruppo per le successive lavorazioni o consegnata ai Clienti finali - si legge nella nota dell'Ilva - La quantita' di prodotti e di semilavorati interessati dal provvedimento di sequestro risulta pari a circa 1.700.000 tonnellate, per un valore economico di circa 1 miliardo di euro. L'Ilva fa sapere inoltre che ricorrerà al Tribunale del Riesame e spiega di confidare "cha la situazione possa essere sbloccata al piu' presto per evitare oltre al danno derivante dalla mancata consegna dei prodotti gia' ordinati e non rimpiazzabili in alcun modo, anche il danno relativo all'eventuale smaltimento di tali prodotti che, l'azienda ricorda, sono prodotti deteriorabili". Il tribunale del riesame di Taranto intanto, ha rigettato la richiesta di scarcerazione di Girolamo Archinà, ex responsabile delle pubbliche relazioni dell'azienda siderurgica Ilva, e di Lorenzo Liberti, professore universitario, ex consulente tecnico d'ufficio della Procura della Repubblica del capoluogo ionico. Archinà si trova detenuto dallo scorso 26 novembre nell'ambito dell'ultima inchiesta riguardante lo stabilimento mentre Liberti è agli arresti domiciliari. Archinà è accusato, tra le altre cose, di associazione a delinquere finalizzata a una serie di reati ambientali, concorso in corruzione in atti giudiziari e falso; Liberti deve rispondere di concorso in corruzione in atti giudiziari e falso.




