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Drogò il capo e lo accusò di strupro

Segretaria condannata a 5 anni per calunnia e truffa aggravata. Aveva rubato anche 20mila euro alla società
di Eleonora Crisafullisabato 30 ottobre 2010
2' di lettura

Con l'accusa di calunnia è stata condannata a 5 anni di reclusione una segretaria che drogò il capo incolpandolo poi di violenza sessuale. Da carnefice a vittima, il manager milanese di 64 anni, titolare di una società di acquisizioni, provò di essere stato raggirato dopo un ricovero, in occasione della presunta aggressione, il 2 febbraio 2009. I medici trovarono nel sangue  dell'uomo tracce di benzodiazepine, un potente psicofarmaco. La segretaria - Silvia Vastola, 46 anni,  è finita a giudizio non solo per calunnia, ma anche per appropriazione indebita consumata e tentata, truffa aggravata, danneggiamento, alterazione di sistema informatico, stato di incapacità procurato mediante violenza e lesioni volontarie. E' stata assolta solo dagli ultimi due reati contestati e condannata a 5 anni di reclusione per gli altri. La vicenda - In base a quanto ricostruito dal pubblico ministero Marco Ghezzi, la donna avrebbe ordito il complotto perché aveva sottratto al manager circa 20mila euro e stava per essere scoperta. Il giorno del presunto stupro, la 46enne era stata trovata nell’ufficio del capo, sdraiata sul pavimento, con la camicia e il reggiseno tagliati. Accanto un paio di forbici sporche di sangue. I poliziotti intervenuti sul posto avevano trovato il 64enne nei box dello stabile mentre, in stato confusionale, cercava di aprire la propria macchina con il telefono cellulare, invece che con il telecomando. Con sé aveva una borsa di pelle, con l’impugnatura pure sporca di sangue. L'uomo era stato quindi ricoverato in ospedale, mentre la segretaria era stata portata al centro violenze sessuali della Mangiagalli. I risultati dell’analisi sulle forbici hanno scagionato l’uomo, che intanto aveva scoperto gli ammanchi nella società e denunciato la segretaria per truffa aggravata e appropriazione indebita. A dissipare ogni dubbio è stato poi il benzodiazepine, che la donna aveva sciolto nel caffé prima di costruire la scena della presunta aggressione.

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