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Referendum, il governo punta al 22 marzo

di Fausto Cariotisabato 3 gennaio 2026
Referendum, il governo punta al 22 marzo

3' di lettura

Settantotto giorni. Tanto manca, nei piani del governo, al referendum confermativo della riforma della giustizia, che i ministri intendono far svolgere domenica 22 e lunedì 23 marzo. L’alternativa è anticipare i seggi di una settimana, dunque ai giorni 15 e 16. L’ipotesi 29 e 30 marzo, a quanto si apprende, non è fattibile: il 29 è la domenica delle Palme, solennità religiosa, e il 30 sarebbe il settantunesimo giorno dal decreto di indizione del referendum se questo fosse varato all’ultimo momento possibile, quindi oltre la scadenza di settanta giorni prevista dalla legge. La parola definitiva la dirà il consiglio dei ministri, nel giro di due settimane. Si sarebbe potuto votare anche prima, il 1° e il 2 marzo. Sergio Mattarella ha fatto sapere che non si sarebbe opposto, ma ha invitato l’esecutivo a tenere presente il rischio di ricorsi da parte della sinistra. I leader dell’opposizione sanno che oggi il «No» alla riforma uscirebbe sconfitto dalle urne e vogliono prendere tempo, nella speranza che intanto il vento cambi. Così il 29 dicembre Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, d’intesa con Giorgia Meloni, ha telefonato a Elly Schlein e Giuseppe Conte, per informarli che il governo non ha interesse a forzare i tempi e intende convocare i seggi nella seconda metà di marzo.

La legge, comunque, lascia pochi margini. Il 18 novembre la Corte di Cassazione ha ammesso le richieste di referendum confermativo e fissato il testo del quesito. Da quel momento sono iniziati i due mesi entro i quali il governo deve proporre il decreto di indizione del referendum con tanto di data, che il presidente della repubblica provvede a emanare. Il termine per fare tutto questo scade il 17 gennaio e la legge stabilisce che il referendum sia fissato «in una domenica compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo all’emanazione del decreto». Le date possibili sono quindi l’8, il 15 o il 22 marzo, con l’ultima ritenuta la migliore, anche come gesto distensivo verso l’opposizione. A sinistra, però, c’è chi vuole bloccare l’esecutivo e prepara il ricorso al Tar. Nonostante il referendum confermativo sia già stato previsto dalla Cassazione in seguito alle richieste presentate dai parlamentari di maggioranza e opposizione, un gruppo di quindici «volenterosi cittadini», spinti dal costituzionalista Massimo Villone, ex senatore di Pds e Ds, ha iniziato a raccogliere le cinquecentomila firme necessarie per ottenere lo stesso referendum. Uno stratagemma che, secondo loro, dovrebbe allungare i tempi, spostando il voto almeno al 12 aprile, prima domenica dopo Pasqua. Giuseppe Conte e il Pd sono con loro, ieri sono arrivati a quota 192mila firme e hanno fatto sapere che «qualsiasi decreto di fissazione del referendum che dovesse venire emesso prima che la Cassazione si sarà espressa sulla raccolta firme sarebbe un atto in violazione della Costituzione. E come tale lo impugneremo in ogni sede». È iniziata così la prima polemica politica del 2026, con l’Unione delle camere penali che denuncia l’ipocrisia del tentativo: «Il referendum confermativo esiste già. Promuovere una raccolta di firme non serve quindi a ottenerlo, ma a rinviarlo. Si tratta di una fuga dal referendum».

La campagna referendaria più lunga non sarebbe però un problema, assicurano gli avvocati: «Anzi, il “Sì” avrà più tempo per riaffermare le proprie ragioni». Il ministro Carlo Nordio e la maggioranza puntano comunque a votare nella seconda metà di marzo. «Qualsiasi data di marzo va bene», dice il forzista Maurizio Gasparri. Entro luglio, intanto, il centrodestra prevede di approvare la nuova legge elettorale, che avrà la prima lettura alla Camera. Si va verso l’eliminazione dei collegi, nei quali oggi è eletto circa un terzo dei parlamentari, e l’introduzione di un sistema proporzionale, con premio che assegna la maggioranza dei seggi alla coalizione che supera una certa soglia, da fissare attorno al 40-43%. Tempi più lunghi per il premierato: dovrebbe essere approvato entro la fine della legislatura ed essere sottoposto a referendum dopo le elezioni politiche. Ma il voto sulla giustizia sarà cruciale anch