Libero logo

Referendum giustizia, storie di vite rovinate: "Perché votare Sì alla riforma della giustizia"

di Fausto Cariotigiovedì 15 gennaio 2026
Referendum giustizia, storie di vite rovinate: "Perché votare Sì alla riforma della giustizia"

5' di lettura

«Mi chiamo Angelo Massaro, ho trascorso 21 anni della mia vita in carcere da innocente, dal ’96 al 2017, assolto poi in sede di revisione dalla Corte d’Appello di Catanzaro. Venni arrestato nel ’96 per una trascrizione mal interpretata e mal trascritta, per una consonante sbagliata. Arrestato senza alcun movente, senza armi del delitto e senza il corpo di reato. Condannato a 24 anni, al momento dell’arresto avevo due figli, uno di un anno e mezzo e l’altro di 45 giorni. Sono stato privato di essere uomo, padre e marito. Sono stato privato di tutto, anche della mia dignità». È una delle storie dal tritacarne giudiziario, ce ne sono molte altre. Cento sono raccontate nel volume («una semplice rassegna stampa») che Enrico Costa, deputato di Forza Italia, ha distribuito ieri a Montecitorio, in rappresentanza di centomila arrestati ingiustamente: tanti se ne contano dal 1992, quando fu introdotto il risarcimento per ingiusta detenzione. Casi di omonimia, di sosia, di intercettazioni e trascrizioni fatte con i piedi, di testimoni con la vista debole: basta poco a rovinare una vita. E tutto ciò ha molto a che vedere con il referendum.

In favore della riforma Nordio si stanno mobilitando anche semplici cittadini, e i più motivati sono quelli che hanno visto da dentro la macchina della giustizia e ne sono usciti triturati. In vista del voto, alcuni hanno aderito al comitato “Cittadini per il Sì”, presieduto da Francesca Scopelliti, che fu compagna di Enzo Tortora.

PER UNA CONSONANTE
Massaro è uno di questi italiani. Quel giorno del 1996 era al telefono con la moglie. Parlava in dialetto tarantino, disse «muers», che vuol dire peso. Era intercettato, la parola fu interpretata come «muert», morto, e tanto bastò a far partire il calvario. «Il pubblico ministero che ha sbagliato il mio caso ha commesso ben nove errori giudiziari», racconta ora nella sala stampa della Camera. «In un caso chi ne è rimasto vittima si è suicidato. E quel pm ha fatto carriera, non ha mai subito una sanzione disciplinare». Adesso, dice, «con il referendum abbiamo la possibilità di cambiare un sistema malato, perché io voglio un giudice che possa decidere in autonomia, con serenità e in modo imparziale, senza che si debba appiattire sulle decisioni del pubblico ministero».

Accanto a lui, a Costa, a Gian Domenico Caiazza e agli altri del fronte del Sì, c’è Antonio Lattanzi. Era assessore a Martinsicuro, piccolo comune abruzzese. Nel febbraio del 2002 al suo negozio si presentarono i carabinieri. «Mi hanno arrestato davanti ai miei bambini di due e quattro anni, buttandomi in mezzo ad assassini e stupratori. Sono stato arrestato ben quattro volte nell’arco di tre mesi. Ogni arresto veniva annullato dal tribunale del riesame, ma puntualmente il gip si uniformava alla volontà del pubblico ministero, facendo il “copia e incolla” senza neanche valutare le prove a supporto di ciò che chiedeva quel pm».

Dietro alla rabbia s’intravede l’orrore: «Quando le persone si suicidano in carcere io lo capisco, perché durante la giornata non è che ti passa in mente una volta sola di farla finita, ma dieci, cento, mille volte». Perché, chiede ora Lattanzi, «nessuno ha detto nulla? Possibile che ci sia bisogno di un referendum per stabilire l’Alta corte disciplinare, per intervenire su quei magistrati che buttano in carcere persone innocenti?». Per questo, prosegue, la separazione delle carriere «è più che giusta: perché farebbe interrompere quel rapporto amicale e di troppa fiducia che a volte il giudicante ha nei confronti del requirente».

Tra i “Cittadini per il Sì” c’è Diego Olivieri. Ieri non era a Montecitorio, mala sua vicenda è nella «tragica antologia giudiziaria» distribuita da Costa. Imprenditore del vicentino, è stato arrestato con le accuse di essere un narcotrafficante internazionale, un riciclatore di denaro e un mafioso, ha trascorso un anno al “41-bis”, il regime di carcere duro, con gli ergastolani. Dopo cinque anni la sua innocenza è stata riconosciuta in tre diversi processi, «perché il fatto non sussiste».

Accanto alle ingiuste detenzioni di personaggi famosi, come quelle dell’ex calciatore Michele Padovano (tre mesi nelle carceri di Cuneo e Bergamo e nove mesi ai domiciliari) e di Jonella Ligresti (quattro mesi di carcere e otto ai domiciliari), ci sono quelle rimaste relegate alle cronache locali. Come la storia di Angelo M.: finito a San Vittore perché assomigliava a un rapinatore di bancomat. O il dramma del marocchino accusato di violenza sessuale su un treno e chiuso in carcere per 458 giorni: lo avevano “riconosciuto” da una stampella, che però portava anche il vero stupratore. Il povero signor Franco Rizzi, di Monopoli, si è fatto 210 giorni di carcere e 152 giorni ai domiciliari perché la donna che frequentava lo aveva accusato di averla picchiata: si era inventata tutto.

Nel suo album degli orrori giudiziari Costa riporta anche certe dichiarazioni dei pubblici ministeri, che parlano come se emettessero sentenze. Spicca il pm che dipinse davanti ai giornalisti «un sistema di colonizzazione politica illecito», compiuto da indagati con «uno scarsissimo senso della legalità» che «non percepiscono assolutamente la gravità delle loro azioni e il disvalore penale di queste». Si riferiva al leghista Gianbattista Fratus e al forzista Maurizio Costi, sindaco e vicesindaco di Legnano: entrambi assolti in appello.

Anm, "violato lo statuto": il caso del milione di euro deflagra

Prima ancora delle opinioni e delle battaglie politiche, contano le regole interne. E, nello scontro sulla campagna refe...

L’IMMUNITÀ DELLE TOGHE
Un terzo di quei centomila innocenti finiti in carcere – 32.262 persone – ha ottenuto il risarcimento dallo Stato. Gli altri non hanno ottenuto la riparazione o non l’hanno chiesta. I numeri di Costa dicono che «solo dal 2017 al 2024 abbiamo avuto 5.900 ingiuste detenzioni, lo Stato ha pagato 250 milioni di euro di risarcimenti e solo nove magistrati hanno avuto una sanzione disciplinare. Questo significa che c’è una sorta di immunità».

Il parlamentare forzista tira le somme: «Il Csm fa le valutazioni di professionalità dei magistrati. In quest’ambito c’è un requisito da valutare: la capacità. E nell’ambito della capacità bisogna valutare l’attività del magistrato e i suoi provvedimenti alla luce dell’esito dei suoi atti nei successivi stati e gradi di giudizio». In pratica, «significa che se io arresto una persona che poi viene assolta, dovrebbe accendersi una lucetta, per capire come mai si è generato questo». Ma questo «purtroppo non succede mai, altrimenti non ci sarebbe il 99% di valutazioni positive di professionalità».

Tra chi ascolta, in platea, c’è Andrea Mirenda, consigliere del Csm. È un “togato”, viene dalla magistratura, è stato il primo sorteggiato nella storia del Csm: nel suo collegio non era stato raggiunto il numero minimo di candidati richiesto dalla legge Cartabia, si dovette procedere a sorte. Essendo fuori dalle correnti, si può presentare a un’iniziativa in favore della riforma e può difendere le ragioni del Sì, «come cittadino prima ancora che come giudice», spiega.

«Da tecnico del diritto, e quindi da magistrato», dice al termine dell’evento, «condivido i tre pilastri normativi della riforma. Da cittadino ne apprezzo i contenuti ideali, che si esprimono principalmente nella piena ed effettiva terzietà del giudice, a garanzia di tutti». Infine, conclude, «apprezzo la scelta di restituire al Csm la libertà morale che gli compete quale organo di garanzia di tutti i magistrati, non solo di quelli della maggioranza di turno. Una libertà morale troppo spesso mortificata dalla “modestia etica” del correntismo». È la conferma che il sorteggio aiuta i magistrati a essere indipendenti e autonomi, anche dall’Anm.

Referendum giustizia, cortocircuito toghe: il Tar del Lazio respinge il ricorso del "No"

Nessuna sospensione cautelare urgente della deliberazione del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio scorso con la quale ...