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Anm, il membro del direttivo si smarca: "Perché voto Sì al referendum"

venerdì 6 marzo 2026
Anm, il membro del direttivo si smarca: "Perché voto Sì al referendum"

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Grosse sorprese nel cuore dell'Associazione nazionale magistrati: c'è chi non è contrario alla riforma della giustizia e alla separazione delle carriere. E non è uno qualunque. "Al referendum voto Sì", annuncia dalle pagine del Foglio Andrea Reale, giudice e membro del direttivo Anm Roma. Un big, insomma, che si sottrae alla narrazione monocolore imposta dal presidente Cesare Parodi. E lo fa con parole chiare, nette e una argomentazione che deluderà parecchie cosiddette "toghe rosse". 

"La scelta - spiega - è frutto di una lunga riflessione, perché su alcuni aspetti della riforma costituzionale avevo dei forti dubbi. Ma il confronto con autorevoli giuristi, avvocati e colleghi mi ha convinto del fatto che nel testo della riforma vengono preservate tutte le prerogative di autonomia e indipendenza della magistratura oggi esistenti".

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Reale è giudice della Corte d’appello di Catania ed è il secondo componente del direttivo dell’Anm, dopo la giudice Natalia Ceccarelli, a schierarsi per il Sì. "Nella mia carriera ho svolto anche le funzioni di giudice delle indagini preliminari e mi sento di escludere che, fino a oggi e nell’attuale assetto, i gip abbiano mai sottoposto una persona indagata a una misura cautelare soltanto perché il pm era loro amico o collega. Questa è una bufala e va spiegata ai cittadini. Ciò detto, la separazione delle carriere rappresenta la conseguenza inevitabile della riforma del processo in senso accusatorio e consente di dare piena attuazione all’articolo 111 della Costituzione sul giusto processo". Insomma, il suo "Sì" è ponderato, non ideologico.

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Secondo il giudice il sorteggio non delegittima la magistratura. "Anzi valorizza le singole individualità dei magistrati, che attuano la giurisdizione perché hanno vinto il concorso e per dettato costituzionale (articolo 107) si distinguono fra loro soltanto per diversità delle funzioni svolte. Il magistrato che esercita compiti delicatissimi ogni giorno in un’aula di giustizia è assolutamente capace e idoneo a svolgere le funzioni di alta amministrazione che deve svolgere il componente del Csm. Il sorteggio è un fortissimo antidoto alle degenerazioni correntizie".

"Nessuno - aggiunge, di fatto rispondendo alle critiche dello stesso Parodi - vuole sottrarre all’associazionismo il doveroso pluralismo. Nessuno mai ha detto di abolire le correnti. Il punto è rendere di nuovo imparziale e trasparente il funzionamento del Csm, che è un organo istituzionale di alta amministrazione della magistratura, dove la rappresentanza politica non deve entrare. Proprio questa logica di rappresentanza ha portato il Csm a macchiarsi di scelte basate sull’appartenenza, anziché sul merito e sui principi di buon andamento ed efficienza della giustizia".

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La fotografia dell'attuale assetto interno della magistratura è tanto precisa quanto inquietante e impietosa: "Le correnti non hanno mai fatto alcuna selezione basata sulla preparazione tecnico- amministrativa dei candidati, e gli scandali che si sono susseguiti ne sono la conferma più lampante". Secondo Parodi, su circa 9.000 iscritti all’Anm solo 2.000 sarebbero iscritti alle correnti. "Proprio questo dato dimostra in realtà che un’esigua minoranza, che è meno del 25% degli iscritti all’Anm, di fatto controlla in modo quasi militare sia l'Anm sia il Csm", sottolinea ancora Reale, ricordando come al direttivo dell'Anm solo 2 componenti su 36 non hanno tessere di correnti.