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Referendum, le menzogne dei pm e il golpe del passato

Le teorie dei sostenitori del No si basano su un’evidente menzogna: l’Italia sarebbe vittima di un tentativo di involuzione autoritario di cui questa riforma della giustizia sarebbe una premessa
di Fabrizio Cicchitto*mercoledì 18 marzo 2026
Referendum, le menzogne dei pm e il golpe del passato

3' di lettura

I “maitre à penser” di prima categoria nella campagna del No (Landini, Formica, Cacciari) hanno basato la loro campagna su un’evidente menzogna: l’Italia sarebbe vittima di un tentativo di involuzione autoritario, di stampo parafascista, di cui questa riforma della giustizia sarebbe una premessa. In seconda battuta, intervengono alcuni pm dotati di un grande potere mediatico cioè Gratteri, Di Matteo, Grasso, che hanno fondato tutta la loro campagna su una bugia e su una provocazione. La riforma avrebbe per obiettivo quello di sancire la subalternità dei pm all’esecutivo: purtroppo per loro la riscrittura dell’articolo 104 della Costituzione, che tutti possono leggere, addirittura accentua l’autonomia e l’indipendenza sia della magistratura giudicante che da quella inquirente. La provocazione consiste nel fatto che, anche dopo gli inviti di Mattarella a non radicalizzatelo scontro, Gratteri, Grasso e Di Matteo hanno continuato ad insultare i potenziali elettori del Si: secondo loro i mafiosi, i “massoni deviati”, gli indagati costituiscono il grosso dell’elettorato del Sì.

Tutto ciò ha contribuito a rendere il dibattito referendario una rissa. Ciò detto, però, nella fase conclusiva del confronto è emerso che un aspetto fondamentale di esso riguarda, malgrado tutto quello che è stato detto, gli equilibri interni della magistratura. La riforma mette in moto una sorta di movimento per la liberazione dei gip rispetto alla soggezione a cui sono stati finora sottoposti grazie al Csm dominato dalle correnti dell’Anm a loro volta tutte guidate da pm. Secondo la lettera della Procedura Penale i gip dovrebbero rifare le bucce ai pm proprio nella fase più delicata, quella delle indagini preliminari dove la difesa degli imputati è praticamente inesistente. Invece in quella fase i pm, avendo alle spalle il sistema delle correnti dell’Anm da loro guidate, sono fortissimi perché fanno direttamente le indagini, controllano e guidano la polizia giudiziaria, hanno a loro disposizione i cronisti giudiziari, a cui passano le notizie con la sistematica violazione del segreto istruttorio.

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Il caso estremo, al limite del golpe, è quello che si è verificato con Mani Pulite ed è stato poi rivelato da Guido Salvini, uno dei gip a quei tempi totalmente emarginato. Allora, con una forzatura lesiva delle norme della procedura penale, il pool dei pm di Milano impose che tutti i procedimenti riguardanti Mani Pulite fosse concentrato in un unico faldone, quello iniziale riguardante Mario Chiesa, nel quale furono poi concentrati tutti gli altri procedimenti, malgrado che essi non avessero nulla a che fare con il caso delle Tangenti del Pio Trivulzio.

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In questo modo tutto i procedimenti riguardanti Mani Pulite a Milano furono trattati da un unico gip Italo Ghitti, notoriamente subalterno alla procura di cui convalidava tutte le richieste di arresto. Di qui le conseguenti confessioni, vere o false che fossero, degli imprenditori nei confronti dei politici. L’ufficio dei gip a Milano era composto da circa 20 magistrati che avrebbero potuto esprimere di volta in volta orientamenti diversi, ma invece solo uno di essi fu impiegato su Mani Pulite. Se passa la riforma, il gip si stacca dai pm e dal Csm da loro controllato passerebbe sotto il Csm della magistratura giudicante con tutte le conseguenze riguardanti anche la loro carriera. Ciò vuol dire che il nocciolo della riforma non è quello riguardante la subalternità dei pm all’esecutivo negato esplicitamente dall’articolo 104, ma invece quello della liberazione dei gip, grazie sia al sorteggio che ai due Csm. Nella sostanza, al centro del confronto referendario, ci stanno ben due paradossali movimenti di liberazione nazionale: quello dei 9mila magistrati dal controllo sulla loro vita professionale, da parte dei 50 cacicchi che guidano le correnti, e quello dei gip dalla prevaricazione dei pm che guidano la polizia giudiziaria e che passano le notizie ai cronisti giudiziari.

*Presidente ReL Riformismo e Libertà, direttore Civiltà Socialista

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