Remigrazione, antiremigrazione, contro Vannacci, contro Salvini. E più in generale un po’ tutti contro tutti. Estremisti di destra contro estremisti di sinistra in un sabato pomeriggio romano nel quale gli estremi (per fortuna) non si sono nemmeno lontanamente sfiorati.
Nel quartiere Prati, da piazza della Libertà a piazza Risorgimento, nei pressi di San Pietro, hanno sfilato i sostenitori del Comitato perla Remigrazione e la riconquista, formato da varie sigle di estrema destra tra le quali CasaPound, «ma più che altro dal popolo italiano» ha detto Luca Marsella, leader del neonato comitato autore di una petizione per la proposta di legge sulla remigrazione degli stranieri clandestini, sottoscritta ad oggi da 135mila persone. «L’immigrazione non è solo un problema di sicurezza, ma di identità nazionale. È in atto una sostituzione del popolo italiano ed europeo» ha detto Marsella sotto gli oltre 30 gradi del pomeriggio romano. «La soluzione non può essere importare qui nuovi italiani perché nuovi italiani non lo saranno mai».
Ad applaudire i circa 20mila partecipanti al corteo, cifra diffusa dagli organizzatori, curiosamente coincidente con quella dichiarata anche dagli organizzatori del principale controcorteo di Cgil, Anpi e Rete No Kings partito dal Colosseo e arrivato fino a piazzale del Verano. Realisticamente erano molti di meno sia i destri sia i sinistri.
Folkloristica l’iniziativa degli studenti di Potere al Popolo e Cambiare Rotta, che hanno raggiunto la sede del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture dal 2022 per lasciare di fronte all’ingresso principale di Porta Pia, dei sacchi di sabbia agricola svuotati in strada, azione eclatante alla quale è seguito il rogo simbolico di una ruspa e di un carro armato in cartone. «Respingiamo guerra, razzismo e sfruttamento», hanno sottolineato. Non si è fatta attendere la reazione del ministro Salvini che ha citato alcuni degli slogan sentiti in piazza: «Lega Salvini e lascialo legato... Respingiamoli nelle fogne... E poi lanci di petardi, fuochi e letame sotto il mio ministero. Rivoluzionari e pacifici? No, semplicemente idioti».
Toni forti, insomma, fortunatamente solo a parole che nel corteo degli ultranazionalisti completamente imbandierato di tricolori, hanno avuto come sottofondo per ogni situazione, patriottica o goliardica, cori inneggianti al Duce o al... Duche della hit da discoteca. Salutati romanamente da una signora affacciata su via Cola di Rienzo e contestati da un dirimpettaio della stessa signora che forse si è affacciato per rispondere all’altro coro gettonatissimo: «Dove sono gli antifascisti?!». Raggiunto dal cronista di Libero che, visto il successo della manifestazione, ha chiesto se, a un anno dalle elezioni possa essere legittimo immaginare una rappresentanza parlamentare per il movimento pro-remigrazione, Marsella ha risposto secco: «Non siamo interessati alle poltrone ma solo a portare la nostra proposta di legge in parlamento».
«Se proveranno un’altra volta a non farci entrate a Montecitorio - ha aggiunto poi nel comizio - chiamerò tutti voi ad assediare il parlamento. A noi non servono generali ma combattenti». Benservito, dunque, anche a Vannacci (che invece nel corteo della Cgil era stato messo a testa in giù) e “boia chi molla” finale d’ordinanza in una manifestazione alla quale, toni goliardici a parte, in testa c’era anche la mamma di Pamela Mastropietro, la giovane romana uccisa nel 2018 a Macerata da un branco di immigrati.
Dure ovviamente le reazioni giunte da sinistra con il leader dei Verdi, Bonelli, che ha gridato alla violazione della legge Mancino. Mentre il senatore Pd Filippo Sensi ha garantito che «i fascisti a Roma non passeranno». Di certo c’è che se gli ultranazionalisti hanno mischiato profanamente l’inno di Mameli ad anacronistiche nostalgie, al Colosseo l’Anpi ha ribadito che tutte le colpe del mondo sono dell’occidente e della Nato. Un motivo in più per il quale nessuno potrà essere remigrato.




