Allarme carburante nei cieli europei. Il rischio di restare a secco è concreto e, se la situazione non cambia, le conseguenze potrebbero arrivare nel giro di poche settimane. A lanciare l’avvertimento è l’Agenzia internazionale dell’energia, secondo cui l’Europa avrebbe “forse sei settimane o poco più di carburante per gli aerei”. Uno scenario che apre a ipotesi fino a poco tempo fa considerate estreme. Se il blocco delle forniture dovesse continuare, “presto sentiremo la notizia che alcuni voli dalla città A alla città B potrebbero essere cancellati a causa della mancanza di carburante”. La causa è noto: la chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transitava una quota rilevante del petrolio mondiale.
Una crisi che, secondo gli esperti, rischia di trasformarsi rapidamente in un problema strutturale anche per il trasporto aereo europeo. “Il rischio di una carenza di cherosene in Europa è passato da virtuale a reale in pochi giorni”, spiegano fonti comunitarie. Le compagnie, ufficialmente, invitano alla prudenza. “Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione”, fanno sapere dal settore. Tuttavia, dietro le dichiarazioni di circostanza, cresce la preoccupazione per una filiera che dipende in larga parte dalle importazioni, con una quota significativa proveniente proprio dal Golfo Persico. Le scorte non sono uniformi.
Alcuni Paesi avrebbero margini limitati, con autonomia di pochi giorni, mentre solo una minoranza può contare su riserve più ampie. In caso di crisi prolungata, il tema non sarebbe solo economico, ma operativo: chi vola e chi resta a terra. Non a caso, negli scenari più critici si ipotizza una selezione delle tratte, privilegiando collegamenti considerati essenziali. Il resto potrebbe essere sacrificato. Per ora si tratta di previsioni. Ma il conto alla rovescia è partito. E senza una soluzione sul fronte energetico, il rischio è che l’estate europea si apra con meno voli e più incertezze. E cieli più sgombri.




