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Gherardo Colombo, le parole su Tangentopoli: "Errori? Fatico a vederli"

lunedì 22 giugno 2026
Gherardo Colombo, le parole su Tangentopoli: "Errori? Fatico a vederli"

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"Sono stati commessi errori durante la stagione di Tangentopoli? Siamo esseri umani, e per quanta attenzione ci metti, gli errori si fanno. Faccio fatica a individuarli ancora oggi. Continuo però a pensare che le persone coinvolte in Mani Pulite siano state garantite più di chi si imbatte nella giustizia da persona fragile, emarginata".

Sono destinate a far discutere le parole dell'ex pm Gherardo Colombo, uno dei magistrati protagonisti del ciclo di inchieste su politica, imprenditori e corruzione che ha scosso l'Italia nella prima metà degli anni Novanta.

Intervistato da Repubblica, sul primo processo sull'urbanistica di Milano che si è chiuso con l'assoluzione di tutti gli imputati, Colombo preferisce non sbilanciarsi: "Vorrei prima leggere le motivazioni, il Tribunale ha fissato il termine di deposito in novanta giorni. Può capitare che una persona venga rinviata a giudizio e poi assolta, è fisiologico: è nel dibattimento che si assumono e si valutano le prove - sottolinea l'ex magistrato -. A parte che non sono d'accordo nel definire il pm come organo dell'accusa (deve per legge cercare anche le prove a favore dell'imputato), pensare che un'assoluzione sia una sconfitta significa guardare alla giustizia come a un incontro di pugilato. Non è così: l'obiettivo è accertare i fatti e le responsabilità, e dal dibattimento può emergere che le prove non sono sufficienti, o incongruenti, male interpretate, addirittura apparenti".

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Dopo la vittoria del no del referendum, sottolinea Colombo, "c'è da discutere di una legge elettorale che, per come è stata proposta, dà una maggioranza talmente ampia da vanificare i contrappesi: fa tutto lei, al punto che - a mio parere - non c'è più bisogno di introdurre in Costituzione il premierato. Basta la legge elettorale per concentrare il potere nelle mani del presidente del Consiglio. Non è ciò che vuole la Costituzione".

Infine una riflessione sulle carceri italiane: "Sono una immensa vergogna", assicura Colombo. Che poi osserva: "Il carcere è la cartina al tornasole della civiltà di una società. E in Italia è inumano, e la disumanità è accettata, o addirittura apprezzata, dalla cittadinanza. La cultura diffusa pensa che chi ha fatto del male debba soffrire, debba essere ripagato con il male: proprio il contrario dell'inclusione. Peraltro il carcere crea insicurezza: chi è trattato in modo disumano accumula rabbia, e quando esce la restituisce alla società. Ricordo una persona conosciuta in carcere: uscita, era stato assunto in un'azienda, dove aveva fatto un percorso che lo aveva portato vicino a posizioni apicali. Dopo anni, gli hanno chiesto il certificato penale, hanno visto che era stato in carcere, lo hanno mandato via. Ha ripreso a commettere reati". 

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