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Domiciliari ai tossicodipendenti: in 10mila fuori dalle carceri

di Daniela Mastromatteigiovedì 30 luglio 2026
Domiciliari ai tossicodipendenti: in 10mila fuori dalle carceri

2' di lettura

Una maggioranza compatta, un’opposizione spaccata e una riforma destinata a far discutere. Con 153 voti favorevoli, 42 contrari e 82 astensioni, la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge che introduce una forma di detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti.

Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio si tratta di un provvedimento destinato a segnare un cambio di paradigma. «È una riforma epocale», rivendica, spiegando che potrà consentire a «circa diecimila persone» di lasciare il carcere per affrontare un percorso di recupero. L’idea di fondo è semplice: chi delinque perché schiavo di una dipendenza va certamente punito, ma se la dipendenza è la radice del reato, curarla significa ridurre il rischio che torni a delinquere. La misura riguarda i condannati con pene residue fino a «otto anni» purché aderiscano concretamente a programmi di cura e riabilitazione. Restano comunque escluse le fattispecie più gravi e i reati legati alla criminalità organizzata, un punto sul quale Fratelli d’Italia ha insistito per smontare le accuse di chi parla di un indiscriminato «svuota-carceri». Eppure proprio su questo terreno si è consumato uno dei paradossi politici della giornata. A guidare il fronte del “no” non è stata la sinistra tradizionalmente garantista, bensì il M5S che ha scelto una linea rigorista.

Secondo la deputata Valentina D’Orso, il provvedimento rischia di riportare in libertà soggetti potenzialmente pericolosi, destinati a comunità prive di un’effettiva vigilanza. L’esempio evocato in Aula è stato quello di un violento manifestante che, dimostrando una condizione di tossicodipendenza, potrebbe ottenere l’accesso alla misura alternativa.

Il Pd con Alleanza Verdi e Sinistra, invece, ha scelto la strada dell’astensione. Una posizione che fotografa bene le difficoltà interne al centrosinistra: condivide l’impianto della riforma ma ne critica l’assenza di adeguati finanziamenti. Debora Serracchiani ha ricordato numeri che raccontano meglio di qualsiasi slogan la situazione degli istituti penitenziari: oltre 64 mila detenuti a fronte di poco più di 46 mila posti realmente disponibili, con un sovraffollamento vicino al 140% e decine di suicidi registrati dall’inizio dell’anno.

Numeri che nessuno contesta, ma che producono ricette profondamente diverse. Per il centrodestra il disegno è parte di una strategia più ampia. Nordio lo collega direttamente al piano per il sistema penitenziario: nuovi padiglioni, nuove strutture e un incremento di circa 10 mila posti detentivi. Da una parte si costruiscono carceri, dall’altra si cerca di evitare che chi può essere recuperato continui ad affollare celle già al collasso. E mentre il governo rivendica una riforma che unisce sicurezza e recupero sociale, Conte e Vannacci si schierano dalla stessa parte.