Sessanta assoluzioni e soltanto otto condanne. È il verdetto del tribunale di Crotone sul processo nato dall’operazione “Black Wood”, la maxi inchiesta che aveva acceso i riflettori sulla presunta presenza della ’ndrangheta nella gestione della centrale a biomasse di Cutro e sull’utilizzo di rifiuti illeciti nel ciclo di produzione dell’energia. La sentenza – si legge sul Secolo d’Italia -, è un duro colpo per una delle indagini condotte da Nicola Gratteri durante gli anni alla guida della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
L’operazione era scattata nell’ottobre del 2022 e aveva portato la procura guidata da Gratteri a chiedere e ottenere 31 misure cautelari. Tra gli arrestati anche i fratelli Carmine e Domenico Serravalle, proprietari della Serravalle Energy, società che nel 2015 aveva rilevato la centrale di Cutro, e Domenico e Salvatore Serravalle, titolari dell’omonima industria boschiva. Secondo l’accusa, il sistema avrebbe riguardato l’inserimento di rifiuti nel materiale destinato alla produzione di energia. Le accuse avevano coinvolto una famiglia storicamente attiva nel settore boschivo calabrese. I Serravalle trascorsero cinque mesi in carcere e diversi mesi agli arresti domiciliari.
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"Minacce, insulti e messaggi di odio" sarebbero arrivati alle toghe dopo la sentenza sul caso Roggero, il gioi...Ora, però, sono arrivati i verdetti di assoluzione insieme ad altre 58 persone. Nel corso della conferenza stampa del 2022, Gratteri aveva dichiarato: “Questi presunti innocenti hanno gestito il controllo dei boschi, il controllo della Presila, partendo dal Crotonese fino alla provincia di Cosenza”. E aveva aggiunto: “Questi presunti innocenti nelle biomasse e nel cippato mettevano spazzatura, scarti come catrame e asfalto, copertoni, residui delle lavorazioni sull’autostrada”.
A distanza di quasi quattro anni, il tribunale ha ribaltato gran parte del quadro accusatorio: nove imputati su dieci sono stati assolti. L’avvocato Francesco Verri, difensore dei Serravalle insieme ai colleghi Enzo Ioppoli e Angela La Gamma, ha spiegato che “quelle intercettazioni con un fornitore ritenuto vicino alla ‘ndrangheta sono state interpretate in modo diametralmente opposto rispetto al loro reale significato”. Secondo il legale, “non c’è alcun patto criminale: c’è un fornitore che tenta di aggirare i controlli e un acquirente che pretende il rispetto delle regole. Si sente chiaramente che i Serravalle raccomandano al fornitore di eliminare impurità, cartacce e plastica dal materiale consegnato, avvertendolo che, se il carico fosse arrivato sporco, sarebbe stato respinto”. Una vicenda giudiziaria che lascia, come ha sottolineato il difensore, “ferite profondissime” per chi è stato coinvolto nell’inchiesta.




