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Anm, la minaccia: cacciare chi ha votato "Sì" al referendum

di Pietro Senaldimercoledì 5 agosto 2026
Anm, la minaccia: cacciare chi ha votato "Sì" al referendum

3' di lettura

La guerra è esplosa dopo la promozione del professor Mauro Paladini, grande civilista ed ex giudice, a presidente della Scuola Superiore di Magistratura, nel marzo 2026, di fatto in concomitanza con il referendum sulla giustizia. Il docente universitario è andato a occupare un ruolo strategico, la formazione tecnica e culturale delle future toghe, storicamente feudo di giuristi di tendenze politiche sinistre. L’uomo è al di sopra delle parti ma, guarda caso, l’Associazione Nazionale Magistrati ha avuto da ridire, ritenendo la nomina di ispirazione governativa.

Fatto sta che duecento toghe appartenenti al sindacato hanno presentato richiesta di accesso agli atti per verificare come si è arrivati alla designazione, peraltro non così balzana, visto che Paladini era già vicepresidente. La Scuola ha risposto con un documento punteggiato di omissis, a tutela della riservatezza dei protagonisti, e l’Anm si è impuntata, con alcuni membri d’area progressista che hanno presentato ricorso al Tar per denegato diritto di accesso. La mossa ha messo in difficoltà il presidente, Giuseppe Tango, visto che tra gli iscritti alla sua corrente, Magistratura Indipendente, in teoria quella di orientamento più moderato, non tutti hanno gradito, ritenendo l’iniziativa un po’ troppo subalterna ai desiderata di Magistratura Democratica e Area, le fazioni più di sinistra. Non è un fatto collaterale, perché in un modo o nell’altro finirà per incidere sulle elezioni per il nuovo Consiglio Superiore della Magistratura, in calendario per il 24 e 25 ottobre, dove MI potrebbe spaccarsi per il ritorno sugli scudi dell’inossidabile Cosimo Ferri, che potrebbe far saltare gli equilibri come un tappo di champagne.

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LA DISCUSSIONE
Il ricorso ha inoltre scatenato una vivace discussione sulla posta elettronica comune del sindacato, con il salace commento di Natalia Ceccarelli, consigliera presso la Corte d’Appello di Napoli, che si era espressa pubblicamente e ripetutamente per il Sì alla riforma. Da quale pulpito l’Anm rivendica trasparenza, se ancora non ha reso noti i nomi dei finanziatori privati della campagna per il No al referendum, è il ragionamento inoppugnabile della toga? Tanto è bastato per scatenare l’inferno, con un collega che si chiedeva piccato cosa ci faccia Ceccarelli ancora nell’Associazione. Il pretesto per l’attacco, come al solito, è la Costituzione, ancora una volta bistrattata e piegata a interessi di parte. Chi era per la riforma, era contro i valori della Carta sulla cui base l’Anm si fonda, pertanto è indegno della categoria e dovrebbe andarsene, è la tesi discriminatoria, peraltro dalle fondamenta fragili, visto che i principi base del sindacato delle toghe non sono né la separazione delle carriere né la nomina per cooptazione dei membri del Csm. Un fautore della Repubblica non può restare in una monarchia, è stato l’esempio infelice con cui si invitava Ceccarelli a levare le tende, paragonando l’Anm a un regno anziché a un consesso democratico.

Quello che inquieta è che il foglio di via ai magistrati per il Sì non è stato una voce solitaria, uno sfogo improvviso caduto nel nulla. Le toghe contrarie alla riforma infatti non sono intervenute in difesa della collega aggredita indebitamente e l’incidente ha ulteriormente diviso la categoria tra i custodi del bene e gli angeli del male, da scacciare quanto prima. «È stato un autogol clamoroso, questa vicenda dimostra che qualcuno punta ad avere l’egemonia totale della magistratura», commenta la magistrata campana nel mirino. «Come si fa a ergersi a paladini della Costituzione e poi a impedire la libera manifestazione del pensiero, sancita dall’articolo 21?». Già, come si fa?

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LE DIVISIONI
Il punto è che il referendum non ha sanato le divisioni tra toghe, anzi ha lacerato ulteriormente la categoria. «Chi si è esposto per il Sì viene ritenuto un sovversivo», commenta il giudice Giuseppe Visone, sostituto procuratore della Direzione Antimafia a Napoli e tra gli ispiratori della petizione di solidarietà al professor Paladini. Insomma, il clima è pesante, anche se è improbabile che ci siano espulsioni dall’Anm. «Solo», spiega a Libero una fonte interna del sindacato, «quel messaggio così aggressivo è un avviso ai naviganti, in particolare ai giovani: guai a chi cammina fuori dal sentiero, seguite i sassolini rossi se volete far carriera o anche solo vivere tranquilli in tribunale».

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