È stata fissata l’udienza davanti al Tribunale del Riesame per Valter Lavitola, mandante reo confesso della bomba esplosa davanti alla casa del (quasi ex) conduttore di Report Sigfrido Ranucci. L’appuntamento è per il 7 settembre, esattamente nella data del primo anniversario del messaggio inviato dal giornalista all’amico faccendiere: «Trovi villetta bianca con auto posteggiata. Due auto». Da queste parole, inizialmente, i carabinieri avevano dedotto che non era vero che Lavitola fosse già stato altre volte a casa del conduttore. Infatti, le indicazioni inviate da Ranucci lasciavano intendere che il faccendiere indagato non fosse mai stato in quell’abitazione. Altrimenti che bisogno ci sarebbe stato di descrivere il colore della facciata e di evidenziare la presenza delle macchine?
Successivamente qualcuno ha ritenuto che quelle informazioni potessero significare anche altro e, in particolare, che il conduttore potesse avere segnalato all’amico, mascherando la cosa come un’indicazione stradale, il target da colpire. Ovviamente si tratta di ipotesi ancora tutte da verificare.
C’è, invece, un tema molto concreto che non è sfuggito agli investigatori. Le auto che sono state distrutte nell’attentato non avevano un gran valore e una delle due era addirittura priva di assicurazione. Questo significa che non avrebbe potuto trovarsi dov’era, ovvero su una strada pubblica, ma avrebbe dovuto essere ricoverata dentro a un box o, comunque, in una area privata.
SPUNTA LA FIAT
Ranucci, subito dopo l’esplosione, aveva descritto agli inquirenti il suo parco macchine che, come vedremo, assomigliava più a uno sfasciacarrozze: «Davanti al cancello erano presenti le autovetture di mia proprietà, una Ford Ka [...] e un’Opel Adam [...]. Inoltre sono intestatario anche di una Fiat Panda di cui al momento non ricordo il numero di targa. La stessa era parcheggiata in un’area poco distante dalla nostra abitazione». Ranucci aveva sospeso la polizza della Adam il 25 giugno 2025 (la macchina era stata immatricolata nove anni prima) per non utilizzo, in base all’articolo 122 bis del codice delle assicurazioni, quello che prevede l’esenzione dal pagamento in caso di «inidoneità totale e stabile», cioè quando il veicolo non è fisicamente idoneo a fungere da mezzo di trasporto ed è privo di parti essenziali (batteria, motore, ruote, ecc.) che lo rendono permanentemente inservibile. Ranucci avrebbe dovuto riattivare la polizza il 17 novembre 2025. Ma non ha avuto il tempo, visto che la Adam è saltata per aria il 16 ottobre e il 12 maggio di quest’anno, con il via libera della Procura, è stata mandata dal demolitore. Nella stessa data il giornalista ha assicurato una Lancia Ypsilon. La Ka, invece, è stata rottamata a giugno.
Secondo le nostre fonti la Adam non poteva stare dove si trovava per due motivi: il primo è che per ottenere la sospensione della polizza il proprietario deve dichiarare che l’auto si trova in zona privata per manutenzione e il secondo è che un veicolo non assicurato non può essere parcheggiato in strada. La Ford Ka, invece, intestata alla moglie di Ranucci e immatricolata nel 2019, aveva una regolare copertura e la sera dell’esplosione era stata utilizzata dalla figlia del giornalista. Tutto risolto? Non proprio.
Infatti resta il mistero della Panda. A verbale, come abbiamo scritto sopra, Ranucci ha dichiarato di essere «intestatario anche di una Fiat Panda» e che questa «era parcheggiata in un’area poco distante» dalla sua abitazione.
Ma a noi risulta che l’unica Panda intestata a Ranucci, quella targata CV210PX e acquistata di seconda mano nel 2010, nel 2025 non doveva più essere in giro: il 7 ottobre 2024 il proprietario ne aveva denunciato la cessazione della circolazione. In pratica l’avrebbe fatta demolire. Ma adesso scopriamo che quella macchina, il 17 ottobre 2025, sarebbe stata ancora parcheggiata vicino a casa di Ranucci, anche lei senza assicurazione.
Il conduttore di Report, quando ha reso quelle dichiarazioni, ha fatto confusione oppure al Pubblico registro automobilistico hanno preso un abbaglio? La sensazione è che qualcosa non torni, anche perché nella banca dati dell’Aci Ranucci non risulta intestatario di un’altra Panda, magari più nuova.
La domanda sorge spontanea: il giornalista paladino della legalità aveva due macchine senza assicurazione parcheggiate sulla pubblica via? Sicuramente la Adam era senza polizza. La Panda «fantasma» resta, invece, un piccolo mistero. Di fronte alla situazione del parco macchine del giornalista non sembra più così fuori contesto la frase che Lavitola ha fatto mettere a verbale durante il suo interrogatorio di garanzia dopo l’arresto: «Lui (Ranucci, ndr) non le assicura mai» ha confidato con tono di rimprovero il faccendiere, parlando delle auto dell’amico giornalista.
Gli avvocati dell’indagato pensavano che il riferimento fosse alla polizza furto e incendio, ma adesso, di fronte alle informazioni raccolte da Libero, quella frase assume un valore diverso e più significativo. Perché i due compari avevano discusso di questo argomento? Lo avevano fatto prima o dopo l’esplosione? E perché Lavitola ha ritenuto la questione meritevole di essere trattata di fronte al giudice che lo stava interrogando per decidere se confermare la custodia cautelare in carcere o rilasciarlo?
QUASI ROTTAME
Tutti quesiti che al momento offrono solo suggestioni, ma che forse meriterebbero risposte approfondite. Anche perché lo scarso valore delle auto e il loro stato di quasi rottami è un dato che, a quanto ci risulta, è stato preso in considerazione dagli inquirenti che, in questa storia, non stanno escludendo nessuna pista. Neppure quelle apparentemente più astruse. Davanti a quelle macchine, per la Procura, il 15 settembre 2025, avrebbe stazionato lo stesso Lavitola insieme con il suo factotum africano Gomes Clesio Tavares. I due, secondo gli inquirenti, avrebbero passato mezz’ora nella zona intorno alla villetta. Ieri la Procura ha fatto trapelare che Tavares non si troverebbe più in Camerun, ma si sarebbe spostato in un altro Paese africano.
L’uomo, in un’intervista rilasciata a questo giornale, aveva anticipato in esclusiva proprio questo suo significativo spostamento: «Attualmente sono in Zimbabwe, la settimana prossima vado in Kenya e non posso rivelare dove mi recherò dopo. La cosa che posso dire è che presto sentirete che sono di nuovo in Italia» aveva detto. I magistrati considerano questo peregrinare di Clesio Tavares una brutta notizia e sono convinti che l’uomo non farà ritorno nel nostro Paese prima del Riesame di Lavitola. Ma in Procura nutrono molti dubbi anche su un suo possibile rientro dopo quella data.




