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Ranucci, Lavitola ha usato il suo nome per arrivare alla Fao

di Giacomo Amadorilunedì 21 settembre 2026
Ranucci, Lavitola ha usato il suo nome per arrivare alla Fao

6' di lettura

Adesso abbiamo capito perché per Valter Lavitola, il mandante dell’attentato davanti a casa di Sigfrido Ranucci, fosse così importante la presenza alla cena di beneficenza a favore dell’Uganda organizzata dal Rotary club di Roma. Era la sua carta segreta per l’assalto alla Fao, l’organizzazione dell’Onu che si occupa di alimentazione e agricoltura, oltre che, più o meno direttamente, anche di carbon credit, il business che da anni appassiona Lavitola. L’agenzia offre, infatti, un supporto tecnico e strategico per integrare i sistemi agroalimentari e forestali all’interno dei mercati del carbonio.

In vista del 23 gennaio 2026 il faccendiere acquista due biglietti anche per l’«amico fraterno» e per la sua compagna Laura Cianfoni. Quella sera, però, si presenta solo l’ex conduttore di Report, a seguito dell’insistenza di Valter, che aveva bombardato di messaggi e chiamate il giornalista mentre questi era a cena da un’altra parte. Ma alla fine non riesce a dare buca del tutto. E “marca visita” alla serata di gala.

«Non mi sono mai seduto a quei tavoli, non ho cenato, non ho mai parlato di fondi», dichiara Ranucci dopo il nostro primo articolo. Ma per Lavitola non era importante che il cronista mangiasse, bensì che si mostrasse in sua compagnia, anche solo per un fugace saluto. L’ex compagna del faccendiere, Natalia Potenza, giura si sia seduto al loro tavolo, dove stavano cenando anche due funzionarie della Fao, Ilaria Sisto e Wadzanai Garwe. Ma da quel momento l’assalto di Lavitola alla Fao entra in una fase calda. Anzi caldissima.

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L’ORTOPEDICO

A dare una mano ci pensa un cliente abituale del Cefalù bistrò, l’ortopedico tedesco Marcus Fröhlich, il quale con Libero ammette di avere fatto da intermediario con un importante funzionario della Fao. Lui non ci ha voluto fare il nome, ma noi abbiamo scoperto che si tratta di Magwenzi Godfrey, vicedirettore generale e capo di gabinetto dell’organizzazione. È stato ambasciatore dello Zimbabwe a Roma tra il 2014 e il 2019, quando era anche rappresentante permanente del suo Paese presso le agenzie delle Nazioni unite con sede nella Capitale. «Quando gli ho raccontato che Lavitola era interessato al business dei carbon credit e che lo avrebbe voluto incontrare, lui ha fatto fare una due diligence da cui sono emerse le condanne di Valter e la sua detenzione.

Per questo ha concluso che era una persona con cui non si poteva parlare, perché la policy delle Nazioni unite proibisce di interfacciarsi, anche per progetti benefici, con soggetti che abbiano avuto procedimenti per corruzione o accuse del genere». Di fronte a questo incidente di percorso, Lavitola, il 15 marzo, scrive una lettera a Fröhlich, da cui si deduce che il faccendiere si era presentato dove non era ben accetto: «La prego di porgere le mie scuse a Sua Eccellenza l’Ambasciatore [...] non avevo compreso che fosse inteso come un incontro ufficiale [...] sono pienamente consapevole del fatto che, per ragioni reputazionali e poiché sono tuttora considerato una persona politicamente esposta, non posso agire come interlocutore formale per istituzioni multilaterali, fondi di investimento internazionali o organismi di certificazione». Lavitola rivendica di muoversi con grande discrezione: «Il mio ruolo ufficiale è quello di consulente esterno delle società con cui collaboro, a eccezione della partecipazione che detenevo in Zimbabwe, dove l’attività era stata inizialmente intrapresa semplicemente per individuare una riserva di caccia. In ogni caso, ho già intenzione di cedere anche tale partecipazione, qualora la situazione in quel Paese venga risolta».

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La parte più interessante della missiva è quella in cui assicura che tutto sommato la sua reputazione non è così malconcia, anche grazie a Ranucci, ma non solo a lui: «Vale inoltre la pena notare che uno dei programmi televisivi che per molti anni ha trasmesso i servizi più critici su di me è stato Report, diretto da Sigfrido Ranucci, che in tempi più recenti è stato anche tra i primi a contribuire a una parziale rivalutazione pubblica della mia posizione», rimarca.

Per Lavitola l’amicizia di Ranucci è una sorta di riabilitazione penale che non ha bisogno del timbro di un tribunale. Ma il faccendiere, appassionato cacciatore, ha anche altre cartucce a disposizione: «Come Lei stesso può testimoniare, Dottore, il mio ristorante è frequentato regolarmente da magistrati, giornalisti, alti ufficiali di polizia, membri dell’intelligence e personalità del mondo dello spettacolo, il che dimostra che, almeno dal punto di vista delle relazioni professionali e della percezione pubblica, la mia reputazione è stata in larga misura ristabilita».

Toghe, 007, importanti investigatori vengono attirati nel bistrò dai manicaretti a base di pesce, ma non sanno che nel conto che pagano c’è anche l’attività di “reputation cleaning” di Lavitola, in cui vengono coinvolti senza saperlo. Nella lettera il faccendiere si vanta anche di avere «lavorato a stretto contatto con il presidente Silvio Berlusconi e, prima di lui, con il presidente Bettino Craxi», di occuparsi di «Africa e sviluppo sostenibile dal 1988», di avere «partecipato alle più importanti conferenze globali dedicate allo sviluppo sostenibile e alle questioni climatiche», di occuparsi da più di vent’anni di «sicurezza internazionale ai massimi livelli» e di avere avuto, «accompagnando il presidente Berlusconi [...], il privilegio di incontrare e instaurare rapporti con molte persone che ricoprivano incarichi istituzionali di grande rilievo».

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Sostiene pure che i procedimenti giudiziari avviati nei suoi confronti «erano in larga misura motivati dalla speranza» che potesse «accusare Berlusconi o altre figure di spicco in Europa». Nella missiva, Lavitola illustra nei dettagli il suo piano e spiega perché «una collaborazione con la Fao sarebbe estremamente importante»: «Il nostro programma si concentra sullo sviluppo di progetti pilota nell’agricoltura rigenerativa», con ricadute positive per le comunità locali, «e non chiederemmo alla Fao investimenti finanziari, bensì un ruolo di orientamento, validazione tecnica e supervisione scientifica delle nostre attività». Per questo propone «di considerare la possibilità di offrire un’altra opportunità per un incontro»: «Potrei organizzare la partecipazione di alcuni membri del nostro team [...]. Naturalmente non sarebbe necessario che io fossi presente e non avrei alcuna difficoltà a lasciare interamente a loro la partecipazione e l’illustrazione degli aspetti tecnici del progetto. Per quanto riguarda il formato dell’incontro, saremmo pronti a seguire qualsiasi soluzione che l’Ambasciatore ritenga più appropriata: un pranzo di lavoro, un incontro presso la Fao o una videoconferenza».

LA LISTA

Lavitola consegna a Fröhlich anche una lista di persone di sua fiducia che, non avendo un passato da galeotti, avrebbero potuto prendere parte agli incontri ufficiali senza mettere in imbarazzo i vertici della Fao. Nell’elenco inserisce Giovanni Meliadò, avvocato esperto di contratti e professionista di sua fiducia, e Giovanni Bracale, ex banchiere e imprenditore specializzato nel settore del credito, dell’export e del project finance. Lo scorso 5 luglio, Bracale e Lavitola sono stati intercettati mentre commentavano la perquisizione subita dal faccendiere.

Il 25 marzo Fröhlich scrive via mail a Lavitola: «Il nostro Ambasciatore ha preso la lettera ieri pomeriggio. Gli ho dato i nomi degli interlocutori e mi ha chiesto gli indirizzi mail di ciascuno a cui inviare l’invito». L’appuntamento si è svolto il 25 maggio. L’avvocato Meliadò conferma la sua presenza, seppur fugace: «Ho partecipato in videoconferenza un paio di minuti. Ho spiegato di essere impegnato, ho augurato buon lavoro ai presenti, ho salutato e sono uscito dal collegamento. Ero totalmente disinteressato al progetto, per me molto vago. Bracale credo fosse presente di persona».

Bracale, quando l’abbiamo contattato, era trafelato: «Mi hanno appena rubato l’auto, mi chiami domani». Poi ci ha inviato un messaggio: «Si è trattato di un incontro di cortesia, peraltro, non organizzato da me. C’è stata una panoramica iniziale su come favorire lo sviluppo economico di Paesi emergenti rivolgendosi anche, in futuro, a dei carbon credit, magari certificati dalla Fao con procedure severe. Erano presenti diversi dirigenti dell’organizzazione e Lavitola non è mai stato citato. Ora mi perdoni, ma sono al distretto di polizia a denunciare il furto della mia Fiat 124».