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Draghi: occorre una revisione

degli ammortizzatori sociali

18 Dicembre 2009

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Draghi: occorre una revisione
Mario Draghi, a Padova per la consegna della laurea honoris causa, ha dichiarato che oggi in Italia c'è «l' esigenza di una revisione del nostro sistema di ammortizzatori sociali con benefici per l'efficienza produttiva, la tutela dei lavoratori, l'equità sociale».
Questo anche perché 1,2 milioni di lavoratori sarebbero sprovvisti di tutele in caso di perdita del posto di lavoro.
E sempre a proposito della revisione precisa: «oggi il prerequisito per un'estensione della flessibilità del mercato del lavoro a tutti i suoi comparti».
Per poi aggiungere:i « il governo ha fatto moltissimo, non mi fraintendete».

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Commenti all'articolo

  • gbbonzanini

    22 Dicembre 2009 - 20:08

    la prima cosa da fare è ridurgli lo stipendio d'autorità. Non solo a lui ma anche ai strasuperpagati dipendenti della Banca d'Italia. Pensi il sig.Draghi ad adempiere i compiti che gli sono demandati in primo luogo vigilare sull'operatività delle Banche, sulla tutela del risparmio e dei risparmiatori, e sull'utilizzo che le banche fanno del danaro raccolto.

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  • italo.marino

    21 Dicembre 2009 - 17:05

    Sono un piccolo imprenditore, alle prese come tutti con i problemi del lavoro e della sopravvivenza. Non ho mai fatto richiesta di cassa integrazione, anche se spesso ne ricorrevano i termini, per non avere in casa i sindacati.Forse i grandi soloni che pontificano da RAI e TV non lo sanno o forse lo sanno e a loro va bene così, ma la cassa integrazione va chiesta attraverso i sindacati di categoria, i quali quando ricevono la segnalazione si precipitano in ditta, e pretendono che il personale sottoscriva la tessera di iscrizione al sindacato. Poi nominano un loro delegato e, se va bene finisce così. Se va male (e spesso va male), pretendono di fissare loro le modalità della cassa integrazione(es.: a rotazione, o i più giovani, o a turno, o altre minchiate del genere che non hanno alcuna attinenza con la realtà produttiva. Un'azienda quindi diventa preda dei sindacati, che con i loro delegati finiscono con il voler comandare all'interno dell'azienda, senza saperne niente, seminando spesso zizzania tra gli operari e tra questi e la proprietà. Per incrementare l'uso degli ammortizzatori sociali, sarebbe sufficiente che la richiesta di cassa integrazione fosse esaminata in via esclusiva dal'Ispettorato del Lavoro (Ente autonomo e ufficiale), togliendo così dalle rapaci mani dei sindacati questa efficientissima arma di propaganda, di tesseramento e di odio. Per evitare queste forche caudine, è meglio procedere al licenziamento, che è molto più semplice, se l'azienda ha meno di quindici dipendenti. Basta programmare, in funzione del carico di lavoro la riduzione del personale, ed il licenziamento non solo è possibile ma è a costo zero,e sopratutto non si introducono in azienda elementi facinorosi che minano dal'interno, con la loro propaganda di odio l'esistenza stessa dell'azienda.Sembra cinico questo mio ragionamento, ma è l'unico modo di salvare l'azienda dalle interferenze di questi seminatori d'odio. L'azienda ottiene ugualmente la riduzione dei costi primi, l'operaio non ci rimette molto (può godere della indennità di disoccupazione), e il sindacato rimane a bocca asciutta. Certo che in un mondo più giusto, bisognerebbe operare in maniera diversa, ma per fare questo BISOGNA ELIMINARE PRIMA IL SINDACATO da tutte le funzioni decisionali, e lasciargli solo la competenza di rappresentare gli iscritti.

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  • ghorio

    19 Dicembre 2009 - 15:03

    Il governatore della Banca d'Italia Mario DRaghi, more solito, lancia le sue esternazioni, questa volta giuste, poi non specifica cosa si doverbbe fare. E' chiaro che se oltre un milione de duecentomila lavoratori non godono dei cosiddetti ammortizzatori bisogna fare qualcosa. Come bisogna fare qualcosa di diverso per i cosiddetti co.co., precari, lavoratori a progetto,etc. Personalmente su questi aspetti il governo ha fatto poco, se si considera che si parla di pochi spiccioli a copertura di lavoratori precari che perdono il posto di lavoro. Sono d'accordo con Gasparotto: l'occupazione dovrebbe essere la priorità del governo, con provvedimenti adeguati e i giovani devono avere un posto di lavoro, naturalmente fisso, perchè diversamente non c'è avvenire per lo sviluppo della società. Il dato della perdita di 508 mila posti di lavoro è passato sotto silenzio, se l'Italia fosse una nazione seria , gli ottanta e passa quotidiani avrebbero dovuto dedicare l'editoriale di orima pagina al problema. Va bene che impazzono il grande fratello, Belen,Corona e compagnia cantando, ma sono questi i problemi da dibattere e da fare affrontare al governo. Invece,come leggo, si procede dalle varie società spoecializzate, a fare sondaggi sulla simpatia per il premier Berlusconi e gli altri politici. A furia di fare sondaggi simili , ci dimentichiamo dei reali problemi della nostra società. Giovanni Attinà

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