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Istat, consumi a picco a livello degli Anni 90. Aumentano poveri e disoccupati

Rapporto 2013: oltre 8 milioni gli italiani che non hanno da parte nemmeno 800 euro per le emergenze. Giovani e mamme i più penalizzati. Napolitano: "Intervenire subito"

Giulio Bucchi
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Un Paese "da Terzo Mondo": non usa giri di parole il Codacons per commentare i dati, drammatici, che emergono dal rapporto annuale 2013 che l'Istat ha consegnato alla Camera. Un Paese "alla fame", con 8,6 milioni di italiani che non ha nemmeno 800 euro in banca per far fronte alle emergenze, 15 milioni che vivono in "una situazione di grave disagio economico", un ceto medio demolito dalla crisi e dalla pressione fiscale, 3 milioni di disoccupati in cerca di lavoro in media da 21 mesi, un tasso di inattività altissimo soprattutto tra giovani e mamme e una riduzione dei consumi mai così alta dagli anni Novanta. Una fotografia che supera l'allarme ormai comune negli ultimi mesi. E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato a tuonare: "Bisogna intervenire subito". Altrimenti, l'Italia muore.  "Grave deprimazione per 8 milioni" - L'immagine scattata dall'Istat è impietosa. Nell'ultimo anno è raddoppiato il numero di italiani che ha visto calare i propri risparmi sotto la quota (minima) di 800 euro. Le persone "gravemente deprivate" sono passate dal 6,9% al 14,3%, mentre negli ultimi due anni il 25,2% della popolazione ha sperimentato almeno una volta la condizione di grave deprivazione materiale (il 6,2% in tutti e due gli anni, il 19% in uno solo dei due  anni). Per restare nell'anno del raddoppio, il 2012, in termini assoluti si tratta di 8.608.000 persone. Sono invece 15 milioni gli italiani che vivono una situazione di disagio economico. Giovani e mamme inattivi -  Sono quasi 3 milioni (2.744.000 nel 2012) i disoccupati, e cercano lavoro in media da 21 mesi (15 al Nord, 17 nel Mezzogiorno). Un disoccupato su due lo è almeno da un anno e più della metà dei nuovi senza lavoro nel 2012 ha tra i 30 e i 49 anni. Le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi aumentano dal 2008 di 675mila unità, raggiungendo il 53% del totale. Nel 2012 l'occupazione, dopo aver segnato un modesto aumento nel 2011, è diminuita dello 0,3% rispetto all'anno precedente (69mila unità in meno) e del 2,2% dal 2008 (-506mila unità). La disoccupazione è aumentata del 30,2% nel 2012 (pari a +636mila unità, oltre 1 milione in più dal 2008), anche a causa della riduzione dell'inattività. I più penalizzati sono i giovani: tra 2008 e 2012, gli occupati 15-29enni sono diminuiti di 727mila unità (132mila solo nel 2012) e il tasso di occupazione è sceso di circa il 7%, raggiungendo il 32,5 per cento. I Neet (i giovani tra i 25 e i 29 anni che non lavorano e non studiano) sono ora 2,2 milioni, la quota più alta in Europa (il 23,9%): molti di loro sono giovani mamme, casalinghe nel Sud e straniere (soprattutto albanesi e maghrebine) al Centro-Nord.  Consumi da anni Novanta - Il calo del potere d'acquisto delle famiglie, causato soprattutto "dall'inasprimento del prelievo fiscale", ha provocato la più forte riduzione dei consumi dagli anni Novanta: è diminuito del 4,8%, dopo - sottolinea l'Istat - "un quadriennio caratterizzato da un continuo declino". Quasi due famiglie su tre, nel 2012, hanno ridotto la spesa di prodotti alimentari: il 62,3% stringe la cinghia, quasi il 9% in più del 2011.  di Claudio Brigliadori

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