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Daisy Osakue, Avvenire non si scusa e rincara sul razzismo. Ma si frega da solo con il titolo

Davide Locano
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Nel dare la notizia del ferimento dell'atleta italiana di origini nigeriane Daisy Osakue, Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, titolò a tutta pagina: «Vergogniamoci». Dando per scontato che la violenza fosse di matrice razzista nonostante la «banda dell'uovo» avesse preso di mira anche italiani di pelle bianca, il giornale ironizzava: «Ma per Salvini il razzismo non c'è». E infatti non c'era, come è stato confermato quando i teppisti sono stati arrestati e si è scoperto che uno di loro era addirittura figlio di un militante del Pd. Ma ad Avvenire insistono. Ieri un'editoriale del direttore Marco Tarquinio metteva nuovamente in guardia contro un clima in cui «si mette in questione l'umanità e l'uguaglianza stessa degli esseri umani». Nessuna scusa per l'abbaglio su Daisy. Il titolo dell'articolo di Tarquinio era però, almeno quello, azzeccato: «Senza vergogna». Leggi anche: "Vergognarci di cosa?": Sallusti a valanga contro Avvenire

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