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Cesare Battisti, la vergogna politica dietro la fuga del terrorista: chi l'ha scortato con l'auto blu

Gino Coala
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A proteggere Cesare Battisti nel corso degli ultimi anni di latitanza tra Brasile e Bolivia non c'era solo la rete di fiancheggiatori, anche in Italia, che gli forniva informazioni e ripari. Il livello di amicizie di cui poteva godere il terrorista dei Pac era altissimo, secondo fonti della polizia boliviana sentite dal Corriere della sera. Leggi anche: Battisti, fine ridicola di un beone: "Si è tradito per ordinare una birra" Ben prima dell'ultima latitanza in Bolivia, gli agenti boliviani assicurano che Battisti poteva circolare a bordo di macchine di colore scuro, con i lampeggianti, prive di insegne e sirene. Erano veicoli appartenenti a politici e funzionari di La Paz, il che confermerebbe i sospetti sui legami di Battisti non solo con certi ambienti criminali, ma anche politici. Contatti di peso, abbastanza da permettergli di progettare una fuga in Venezuela a bordo di un piccolo aereo da turismo. La partenza per il Venezuela, secondo la polizia boliviana, si sarebbe resa necessaria perché Battisti non riteneva più adeguata la protezione fornita dalla mala boliviana, fatta soprattutto di criminali poco avvezzi a un caso delicato e scottante come il suo. Resta ora il pericolo di ritorsioni, soprattutto per gli agenti boliviani che hanno aiutato la polizia italiana nella caccia a Battisti. Ma c'è ancora chi vuole andare fino in fondo a questa faccenda e svelare tutta la rete di fiancheggiatori che ha protetto il terrorista, a costo della vita.

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