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FUGA DI CERVELLINon solo i ricercatori e i giovaniOgni anno espatriano 1.000 manager

Secondo l'ultima indagine sono oltre 10.000 quelli che già lavorano stabilmente oltreconfine

Nicoletta Orlandi Posti
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'Fuga di cervelli' anche tra i manager italiani: ormai quasi 1.000 all'anno espatriano per lavoro e sono più di 10.000 quelli che già lavorano stabilmente oltreconfine. Un fenomeno in crescita e preoccupante, evidenziato da un'indagine di AstraRicerche per Manageritalia e Kilpatrick, svolta a settembre 2013 e a cui hanno risposto via web 447 manager espatriati dei 1.500 interpellati. Ne emerge che i manager per lo più vanno all'estero volutamente (93%), concordandolo con l'azienda nella quale operano in Italia (49%) o cercandone una che offra quest'opportunità (44%).  L'Eldorado - Perchè ormai andare all'estero è un obbligo. Si va all'estero per cogliere possibilità professionali più stimolanti di quelle presenti in Italia (51%), fare un'esperienza internazionale (38%), perchè è passaggio obbligato per fare carriera in azienda (24%). C'è anche chi è stato obbligato dal non aver trovato opportunità interessanti in Italia (27%) o da motivi personali/familiari (9%). Solo il 5% quelli che erano già all'estero per motivi di studio e sono poi restati lì in pianta stabile. Ma se professionalmente l'estero è un Eldorado, i dirigenti espatriati rimpiangono la vita in Italia. Il 97% è molto (75%) o abbastanza (22%) soddisfatto del lavoro, l'87% della vita personale, l'81% delle relazioni. Per gli intervistati all'estero c'è piu' meritocrazia in tutti gli ambiti (86%) e è più facile fare carriera per merito e senza avere particolari conoscenze (79%), che valgono e si usano in relazione al merito e all'esperienza delle persone (79%). L'Italia resta il Paese più bello - Bocciata sul fronte lavorativo, l'Italia resta comunque per i manager espatriati il più bel Paese dove vivere (84%), tant'è che vorrebbero che il Paese dove vivono oggi la prendesse ad esempio per molti aspetti della vita sociale (80%). Ma poi riemerge con forza l'attualità, tant'è che si afferma che nell'Italia di oggi non ci sono prospettive né a livello economico né a livello sociale per pensare di tornare (83%). Nonostante questo, quasi tutti tornerebbero in Italia durante la vita lavorativa (92%), alcuni certamente (44%) e altri forse (48%). I principali motivi per tornare sono però quasi solo affettivi: per un riavvicinamento alla famiglia (57% d'origine) e/o per la qualità della vita (45%). Poco più di un terzo (37%) quelli che tornerebbero per opportunità professionali.  Un altro mondo - A detta degli intervistati all'estero, indipendentemente dal paese o continente di appartenenza, i manager sono ritenuti una componente importante della classe dirigente (96%), sono una delle professioni più ambite dai giovani (76%) e hanno ruolo e voce in capitolo nel definire le scelte economiche del paese (65%). A questo si aggiunge che c'è una netta distinzione tra top manager della finanza e la generalità dei manager (72%). Insomma, un altro mondo rispetto all'Italia. Sempre riferendosi al paese estero dove vivono oggi, meno della metà (40%) afferma che i top manager hanno una pessima reputazione, mentre solo l'11% dice che i manager in generale abbiano una pessima immagine presso la gente comune. Ci riavviciniamo un po' all'Italia parlando del settore pubblico che all'estero denota per i manager una certa intercambiabilità professionale con quello privato (52%), e un'immagine non eccelsa, tant'è che solo nel 46% dei casi si ritiene che i manager pubblici siano validi e stimati (46%).

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