Tutta colpa di quattro centimetri. Elena Genero, 37 anni, dovrà rinunciare a fare il pompiere per una questione di statura. A causa del suo metro e sessantuno d'altezza, infatti, la giovane donna non è stata giudicata sufficentemente "prestante" per svolgere il mestiere dei suoi sogni. A nulla sono valsi gli incendi domati, le missioni ad alto rischio e la menzione di merito ottenuta nel 1997 per aver tempestivamente spento l'incendio divampato in un alloggio: dopo diciassette anni di carriera nel corpo volontario dei pompieri, Elena dovrà rinunciare a trasformare la sua passione in lavoro. L'esclusione - Una differenza di quattro centimetri ha quindi prevalso sulla sua conclamata bravura. La Genero, infatti, ha sempre superato con ottimi risultati i test ginnici atti alla selezione del personale volontario. Inoltre, nel suo curriculum, compaiono una patente per guidare i camion e ben tre brevetti: uno per il soccorso alpino, uno per il soccorso fluviale e un terzo da sommozzatore. Magra consolazione - Nonostante i suoi ricorsi a Tar e Consiglio di Stato, non c'è stato nulla da fare. Per potersi arruolare nel corpo dei Vigili del Fuoco è richiesta la statura minima di un metro e sessantacinque. La giustizia amministrativa è rimasta irremovibile anche davanti alle proteste della donna che ha fatto notare come un metro e sessantuno d'altezza sia sufficiente per entrare in altre forze dell'ordine come, ad esempio, la Polizia di Stato, Come (magra) consolazione, le è stata consegnata una croce per l'anzianità di servizio a riconoscimento della sua meritevole carriera. Il sogno di diventare un pompiere di professione è però tramontato ed Elena, per mantenersi, fa il tecnico informatico. Nel frattempo, continua comunque a prestare il suo servizio volontario dei vigili del fuoco dove non è previsto alcun requisito d'altezza.




