Potrà dire che il suo processo è stato più complesso di quello per l'omicidio del commissario Calabresi (7 gradi di giudizio) e di quello per la strage di Piazza Fontana (8 gradi di giudizio). Perché lui, inserviente di asilo bresciano imputato per violenza sessuali su 4 minori, si avvicina al nono grado di giudizio, e non è detto che sia l'ultimo. La sua vicenda inizia nel 2001 e, mentre gli altri coimputati sono stati via via archiviati o assolti in via definitiva, lui ha visto il suo caso fare un ping pong infinito tra proscioglimenti e condanne nei Palazzi di Giustizia di Brescia e Milano. Il botta e risposta tra i diversi tribunali provoca un capogiro più forte di uno scambio tra tennisti del top ranking mondiale. Il presunto molestatatore è stato condannato in primo grado a 15 anni nel 2004. Poi condannato in secondo grado nel 2006. Quindi rimandato alla Corte d'Appello dalla Cassazione nel 2007. Di seguito assolto nell'Appello-bis l'anno seguente. Di nuovo rimandato in secondo grado dalla Cassazione-bis nel 2009. Ancora assolto nell'Appello-tris nel 2011. Rimbalzato per l'ennesima volta in secondo grado dalla Cassazione-tris nel 2012. In ultimo condannato a 13 anni nell'Appello quater del 2013. Adesso aspetta che la Cassazione torni per la quarta volta a esprimersi sul suo caso. Lo sgomento della difesa - E' proprio sull'intricatezza della vicenda giudiziaria, racconta il Corriere della Sera, che il collegio difensivo dell'ex inserviente vuole puntare per l'assoluzione definitiva.Perché, è il succo del ragionamento, se è vero che il codice penale prevede che la condanna arrivi quando il giudice si forma un'opinione "oltre il ragionevole dubbio" sulle responsabilità dell'imputato, è difficile sostenere che ciò possa accadere per una persona che ha visto tanta difformità di giudizio sulla propria posizione. Ed è già pronto il ricorso alla Corte europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo. La ragionevole durata del processo è un diritto dell'imputato: al tredicesimo anno di querelle giudiziaria, gli avvocati dell'uomo ritengono che il suo giudizio sia durato un po' troppo.




