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Coronavirus, la lettera aperta di un operaio a Giuseppe Conte: "Faccio giocattolini, sono un bene primario?"

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Una vicenda che mette in luce, in modo plastico, le manchevolezze del governo e di Giuseppe Conte. Siamo a Nembro, il comune del bergamasco, in Val Seriana, dove il coronavirus sta letteralmente facendo una strage. E come rivela Tpi.it, sia qui sia ad Alzano Lombardo - i due comuni con la maggiore incidenza di contagi - molte fabbriche hanno chiuso dopo il decreto di sabato 21 marzo. Eppure, spiegano alcuni sindacalisti della zona, diverse aziende si stanno preparando per ripartire già da lunedì, mentre altre proprio non si sono mai fermate sfruttando le deroghe concesse dal decreto stesso.

Ed eccoci alla vicenda che mette in luce l'assurdità di questo decreto. Si tratta della testimonianza di Fabrizio, un operaio, che ha rivolto a Giuseppe Conte una lettera aperta, in cui spiega: "Buongiorno presidente, sono un sardo residente nella bergamasca e dopo il decreto sulla chiusura totale, che in realtà non ha chiuso niente, mi sono sentito come un figlio che viene pugnalato alle spalle. Io lavoro nel settore della gomma plastica, ma non facciamo beni primari, bensì giocattolini". Insomma, chi fa giocattoli, sfruttando le lacune del decreto, può essere richiamato a lavorare: altro che attività essenziale.

Ma non è l'unico. Sempre l'operaio aggiunge che c'è un infinito elenco di ditte che non fanno beni primari, ma che restano aperte. Fabrizio si sente abbandonato e nella lettera racconta la sua, durissima, quotidianità: "Non sa che cosa vuol dire lavorare con la mascherina per otto ore. Con pensieri brutti, concentrazione bassa, guardando i colleghi con gli occhi lucidi. Non sa che cosa vuol dire paura. Di infettarsi. Di infettare. Tornare a casa dopo aver incrociato ancora tante ambulanze. Posti di blocco. Arrivare a casa e non abbracciare mia figlia di un anno e mezzo, che vuole le coccole che le davo sempre. Ora che siamo allo stremo e tutti gli ospedali sono al collasso, chiediamo solo di chiudere tutte le ditte, perché il contagio avviene anche in fabbrica. Aiutateci a esser più sereni a casa con i nostri cari. Chiuda tutto. A nome di tutta la bergamasca. Fabrizio, un umile cittadino", conclude. Parole che dovrebbero far riflettere.

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