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Papa Francesco azzera la Fabbrica di San Pietro, terremoto in Vaticano

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Papa Francesco commissaria la Fabbrica di San Pietro. Un  terremoto amministrativo e presto giudiziario con sequestro di computer, acquisizione di documenti e cambi al vertice, su intervento diretto di Papa Francesco, che ha subito nominato alla sua guida un commissario straordinario, monsignor Mario Giordana, dopo aver ricevuto una segnalazione da parte del Revisore Generale. 

Una nota del Vaticano riferisce infatti che «una segnalazione proveniente dagli uffici del Revisore Generale ha portato, questa mattina, all'acquisizione di documenti e apparati elettronici presso gli uffici tecnico e amministrativo della Fabbrica di San Pietro. Quest'ultima operazione è stata autorizzata con decreto del Promotore di Giustizia del Tribunale, Gian Piero Milano, e dell'aggiunto, Alessandro Diddi, previa informativa alla Segreteria di Stato vaticana».

La Fabbrica di San Pietro (in latino Reverenda Fabrica Sancti Petri), ente che sovrintende alla gestione dell'insieme delle opere necessarie per la realizzazione edile e artistica della Basilica di San Pietro in Vaticano, era presieduta dal 5 febbraio 2005 dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica e vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, mentre il delegato era il vescovo monsignor Vittorio Lanzani.


I dubbi sulla gestione degli appalti erano stati sollevati qualche tempo fa proprio sui lavori della Cupola, in particolare il restauro del tamburo, un intervento  che sulla carta prevede cantieri per quattro anni. Sospetti sollevati dal Revisore Generale ad interim, Alessandro Cassinis Righini. Le irregolarità riguarderebbero in particolare fatture in alcuni casi duplicate alle ditte appaltatrici per prestazioni non previste nel contratto di gara. 

 

 

 


 A portare gli inquirenti dell'Ufficio del Promotore di Giustizia Vaticano a disporre le perquisizioni negli uffici della Fabbrica anche le ripetute istanze di chiarimenti formulate già dall'anno scorso da parte dell'Ufficio del Revisore generale e della Segreteria di Stato a cui l'Ufficio amministrativo non avrebbe però dato riscontro. Solo a seguito di insistenti richieste, il Revisore Generale avrebbe preso visione dei conti dei lavori, riscontrando come fosse stato superato il tetto di spesa di 4 milioni autorizzato.

Un nuovo caso dunque in Vaticano, dopo lo scandalo dell'immobile di Londra che ha portato all'arresto del broker molisano Gianluigi Torzi (ora tornato libero) e che potrebbe rivelare presto altre clamorose novità. 

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