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Terremoto Marche, "c'è una correlazione": l'agghiacciante teoria del complotto

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Cosa c'entra il terremoto di questa mattina nelle Marche con le trivellazioni? Qualcuno ha pensato di collegare le due cose che, però, a detta degli esperti, non hanno nessuna correlazione. Le trivellazioni degli anni scorsi, finalizzate a trovare idrocarburi, sono state tirate in ballo dagli stessi che oggi criticano la possibile autorizzazione - da parte del governo - della ripresa delle estrazioni, per rendere l’Italia meno dipendente dal gas di importazione.

 

 

 

"Eventi sismici in Adriatico ci sono sempre stati, anche molto prima che iniziassero le trivellazioni - ha spiegato al Corriere della Sera il geologo marchigiano Endro Martini della Società italiana di geologia ambientale -. Quando l’Ingv non aveva ancora diffuso i dati scientifici accurati dell’evento di questa mattina, sui social qualcuno ha iniziato a mettere in relazione terremoto e trivellazioni". I due eventi non sono collegabili anche perché la profondità a cui avvengono non è la stessa: "Le piattaforme in mare trivellano fino a una profondità massima di 3-4 chilometri. Il sisma si è innescato a una profondità di 7,6 chilometri, a una distanza di 30 chilometri dalla costa della provincia di Pesaro Urbino secondo i dati forniti dai rilevamenti dell’Ingv", ha chiarito l'esperto.

 

 

 

"La scossa è avvenuta nell’ambito di una situazione geologica profonda con strutture che governano faglie e movimenti dell’evoluzione geologica dell’Appennino - ha spiegato il geologo Carlo Meletti dell’Ingv -. Sono da mettere in relazione a un meccanismo di compressione dell’Appennino verso l’Adriatico, come il terremoto che è avvenuto in Emilia nel 2012 e nel passato a Rimini nel 1916 e a Senigallia nel 1930".

 

 

 

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