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Zecche, zanzare e cavallette: vacanze in Italia rovinate, ecco dove

Claudia Osmetti
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 Non bastavano le alluvioni. La grandine, le frane, il maltempo: non erano sufficienti, no. Adesso dobbiamo fare i conti pure con le invasioni degli insetti. Cavallette, zanzare (maledette zanzare), zecche, cimici, coleotteri e chi più ne ha (purtroppo per lui) più ne metta. Non c’è pace. Quegli esserini di pochi centimetri che ti ronzano attorno, in casa ma anche sul lettino del bagnasciuga; che sembra lo facciano apposta per darti il fastidio peggiore che riescano a creare; che, quando se la prendono con campi coltivati e orti e piantagioni alla bisogna, sono pure in grado di creare danni che un temporale estivo (e quelli della settimana scorsa son stati mica da scherzo) manco a paragonarlo. La provincia di Ravenna, in questi giorni, è alle prese con le cavallette. Sciami, ondate di cavallette. Forse per le temperature alte, forse per il meteo ballerino, forse per il Libeccio che trascina a sé qualunque cosa: vai a sapere. Sono arrivate fino in spiaggia, ‘ste benedette (per modo di dire) cavallette. Tra Bellaria, Rimini e Cesenatico: una “vacanza” di massa che l’ha rovinata agli altri, la vacanza. Perchè tu te ne stavi lì, sotto l’ombrellone, e scacciane una, scacciane due, scacciane tre: alla fine ti scacciavi da solo. «Molti sono tornati a casa o in albergo, infastiditi», racconta qualche turista che mercoledì s’è trovato nel mezzo di uno scenario quasi biblico. «Pure in acqua le ho beccate», rincara, sorridendo, un bagnante.

 

 

 

FAENZA NELLA MORSA

Ieri mattina, invece, folata di vento e spazzata sul lido: però loro, le cavallette, si sono “trasferite” altrove. A Faenza, che in fatto di calamità naturali, quest’anno, dovrebbe aver già dato. Invece ci sono intere vallate tutto attorno sommerse, coltivazioni di foraggio sommerse, campi di erba medica da seme sommersi. «Già l’anno scorso l’invasione fu disastrosa», si sfoga, a titolo di esempio, Massimiliano Dalmonte, che è uno dei coltivatori colpiti, «i raccolti furono decisamente scarsi. Ora, purtroppo, direi che è anche peggio perché gli sciami sono ancora più numerosi e fanno più danni della grandine». Eccololà, il problema. Che lo fotografa in un commento lapidario Assuero Zampini, il direttore della costola ravennate della Coldiretti: «Questa calamità biologica (non dice “questo fenomeno”, Zampini, dice: “Questa calamità biologica”, ndr), chiaramente legata agli sfasamenti climatici, sta mettendo in ginocchio gli agricoltori di un’intera vallata». Fine. Punto. O forse no.

Perché in Sardegna è lo stesso. In Sardegna, da qualche anno, la “piaga delle cavallette”, torna puntuale con i primi caldi di stagione. E infatti, era inizio maggio, e la piana di Ottana, sul centro dell’isola, era già sotto assedio. E infatti, per debellarla, è impegnata una task force regionale di 200 uomini e quaranta macchine ittoratrici. E infatti i sardi, che son gente pratica, usano anche delle app per segnalare i punti più critici in cui si annidano le uova di cavallette, dato che «le nostre campagne», spiegava neanche due mesi fa la sindaca di Noragugume Rita Zaru, «sono in ginocchio». Cavallette, ma non solo. Anche pappataci, locuste, coleotteri, insetti alieni importati da chissà dove e animaletti autoctoni che, però, proliferano come non mai. Le cimici dell’olmo, che infestano l’Emilia Romagna. Le zecche (che pure sono pericolose perché trasmettono la malattia di Lyme) che in Friuli Venezia Giulia sono un incubo. Le zanzare, che sono fastidiose ovunque, ma vicino ai ristagni d’acqua diventano una via crucis di morsi e pizzichi e la disinfestazione riesce quel che riesce.

 

 

 

I RISCHI PER LA SALUTE

Ogni anno circa cinque milioni di persone, solo in Italia, e i dati sono quelli ufficiali dell’Iss, al secolo l’Istituto superiore di sanità, perché poi il fenomeno, inevitabilmente, ha ricadute anche sulla salute della gente, ecco, ogni anno, solo in Italia, cinque milioni di persone vengono punte da un qualsivoglia insetto: e tra di loro, per le conseguenze, non ci sono solo gli allergici alle vespe, si contano tra i dieci e i venti morti. Tanto per dare i numeri, letteralmente: nel 2022 la West Nile, che è il virus delle zanzare africane delle specie Aedes albopictus e Aedes aegypti, che poi sono quelle della febbre gialla, ha registrato 723 casi nel nostro Paese. Contro i 283 della Grecia, che in Europa è la seconda in classifica. Per dire, un balzo che è quasi tre volte tanto. Piante attaccate (dalla Popilla japonica, per esempio), vigne danneggiate, città prese d’assalto (dalle cimici e dalle blatte, vedi il caso di Firenze dove non è neanche il primo anno in cui scatta l’allerta rossa). E tu nel mezzo: mare, montagna o metropoli, alla fine, è lo stesso. 

 

 

 

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