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Giulia Cecchettin si poteva salvare? Spunta un altro testimone

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Giulia Cecchettin si sarebbe potuta salvare. Sarebbe potuta andare a Bologna, avrebbe potuto inseguire i suoi sogni e realizzarli se quel maledetto sabato sera, le forze dell'ordine fossero intervenute in via Aldo Moro a Vigonovo. Da lì, infatti, un residente aveva chiamato il 112 per segnalare un’aggressione in strada: sente una voce femminile urlare "così mi fai male" e chiedere aiuto; vede un individuo calciare con violenza contro una sagoma che si trova a terra. In “diretta”, erano le 23,18 dell'11 novembre scorso, dice poi di vedere una Fiat Grande Punto scura allontanarsi nell’oscurità, senza riuscire a scorgere la targa. Nessuna pattuglia dei carabinieri è però mai arrivata a verificare cosa era successo, hanno confermato a Repubblica fonti investigative. Eppure lì, durante la prima lite, Filippo infligge le prime coltellate a Giulia. A terra i carabinieri avrebbero trovato macchie di sangue e un coltello da cucina spezzato. 

Chi segue le indagini spiega che il fatto "già terminato", unita alla mancanza di altre informazioni, anche parziali per esempio sulla targa o sulla direzione della macchina, ha fatto sì che non venga mandata la “gazzella”. In un territorio "vasto", è il ragionamento, sarebbe poi complicato decidere se mandarla altrove. In base alle carte, alle 23.29 la Grande Punto è già nella zona industriale di Fossò. I carabinieri avrebbero fatto in tempo ad arrivare? Chissà. Di certo c'è che proprio lì, a quasi sei chilometri di distanza da viale Aldo Moro e dieci minuti di macchina, Giulia viene spinta alle spalle, cade a terra, batte la testa. Lì Turetta la carica esanime in auto e da lì inizia la sua fuga.  E da lì spunta un altro testimone. Si tratterebbe, rivela Ivan Grozny Compasso su PadovaOggi, di un addetto alla sorveglianza dello stesso stabilimento Dior: avrebbe assistito alla scena da dentro la guardiola, presidiata tutte le notti dalla sicurezza. Anche lui, di turno in quelle ore, ha riferito ai carabinieri che Giulia urlava "mi fai male". Perché non è intervenuto? La studentessa, si vede nelle immagini della tele sorveglianza, era riuscita a uscire dall'auto e a scappare, ma l'ex fidanzato l'ha inseguita e poi l'ha raggiunta. Il medico legale non ha dubbi: Giulia ha cercato di difendersi. Ma non è servito: muore per emorragia, dissanguata, ma non senza aver resistito, combattuto fino all'ultimo contro chi, mentre diceva di volerle bene, la accoltellava.

 

Secondo PadovaOggi, Filippo Turetta non aveva nessuna intenzione di consegnarsi quando è stato arrestato in Germania. Ivan Grozny Compasso riporta la testimonianza di Thomas Colussa, un esploratore delle Dolomiti. "Abbiamo avuto Filippo Turetta a un metro e non lo sapevamo", dice l'uomo che ha anche caricato su Tiktok, un video girato a San Pietro di Cadore. Racconta di aver visto al mattino presto un'auto parcheggiata dove di solito non c'è nessuno, sopra il lago di Misurina: la cosa lo aveva incuriosito ma mai avrebbe pensato che si trattasse di Turetta. Il parcheggio dista una quindicina di minuti da strada dal distributore di benzina dove ha fatto rifornimento con le banconote sporche del sangue di Giulia, e l'avvistamento sarebbe stato lo stesso giorno. 

 

 

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