Sarà un “censimento”, sarà pubblico, sarà consultabile da chiunque tramite il sito del ministero dei Trasporti. Quando, giovedì scorso, alla Camera è passato il decreto Infrastrutture, è stato votato anche un piccolo emendamento, presentato dalla Lega, che lì per lì non ha suscitato grandi proclami, è andato un po’ in sordina, titoli sui giornali non ne ha racimolato manco mezzo, ma è destinato a creare una svolta nell’annosa questione degli autovelox. Una volta che la norma entrerà in vigore (serve anzitutto il passaggio al Senato e poi servono i tempi tecnici dell’iter ufficiale) i 7.896 Comuni italiani, le loro forze di polizia stradale e gli enti preposti dovranno “mappare”, indicare, elencare qualsiasi dispositivo per il controllo elettronico della velocità attivo sul proprio territorio e inviare la documentazione al ministero attualmente guidato dal leader del Carroccio Matteo Salvini, che provvederà a mette ogni genere di informazione disponibile su internet per tutti quelli che la vogliano consultare.
È una rivoluzione, parliamoci chiaro. È anche un modo per garantire un principio sacrosanto (come lo è la trasparenza sugli impianti: e infatti questo è l’obiettivo dichiarato da chi ha avanzato l’idea), ma è anzitutto uno strumento che ogni cittadino potrà consultare con facilità. Attenzione: la disamina di chi, già li sentiamo, eh-ma-così-si-incentivano-i-furbetti-dell’acceleratore lascia il tempo che trova per due motivi. Primo, già adesso la legge impone agli autovelox, sia a quelli fissi che a quelli mobili, un’adeguata segnalazione con appositi cartelli stradali di prevenzione e informazione (lo sa qualsiasi avvocato si sia mai rivolto a un giudice di pace per far annullare una multa di un suo cliente). Secondo, se anche fosse, cioè se anche il “portale degli autovelox” venisse usato esclusivamente, cosa alquanto improbabile, per gabbare le telecamere con la filosofia che sai dove sono piazzate quindi ti comporti di conseguenza, lo scopo sarebbe ugualmente raggiunto perché nei tratti e nelle carreggiate più pericolose la velocità verrebbe, in un modo o nell’altro, ridotta. Terzo, è una “mappatura” geografica per modo di dire perché riguarderà sì una parte consistente dei dispositivi (quelli fissi), ma guidatore avvisato mezzo salvato restano in circolazioni quelli mobili per cui il rischio di non incappare in alcuna sanzione non si azzera di certo.
Autovelox, attenzione: da oggi cambia tutto, cosa fare
A partire dal 12 giugno 2025, entrano in vigore nuove regole per gli autovelox, stabilite da un decreto convertito in le...Autovelox, benedetti (per modo di dire) autovelox. Croce e delizia, croce per gli automobilisti, che basta una piccola distrazione e t’arriva a casa la multa, e delizia per le amministrazioni locali, che in sostanza la stessa cosa. L’unica certezza, per adesso, è che in Italia ce ne sono tanti, tantissimi: ma il numero esatto nemmeno lo si conosce. C’è chi dice oltre 10mila, c’è chi dice che da Sondrio a Palermo se ne conta il 10% del totale mon diale (una delle poche statistiche nelle quali primeggiamo, c’è poco da vantarsi), c’è chi si spinge a ipotizzare che siano anche più e che un calcolo più accurato può arrivare sopra le 14mila unità contando anche i sistemi tutor e gli occhi elettronici di semafori e incroci, c’è chi spergiura che sette su dieci siano installati al Nord (con una netta prevalenza in Veneto, in Lombardia, in Piemonte e in Emilia Romagna) e chi, proprio, non sa da che parte raccapezzarsi.
Va bene l’opera di monitoraggio, allora, che riguarderà tanto per cominciare il tipo di rilevatore impiegato (domanda preliminare: è fisso oppure è un modello mobile usato dalle pattuglie della locale?), la marca, il modello, la conferma della sua approvazione e dell’omologazione (particolare importante, tra poco ci arriviamo), e poi andrà più nello specifico: nel caso degli autovelox fissi dovrà essere indicata la loro esatta posizione, per gli altri servirà completare la schedatura delle caratteristiche. Sembra una sfaticata burocratica, ma non lo è. E non lo è, soprattutto, per un particolare: a norma operativa qualsiasi dispositivo che non verrà censito nei primi sessanta giorni dalla sua effettiva entrata in vigore sarà, per legge, considerato inutilizzabile. Cioè non potrà emettere multe e se lo farà non saranno considerate valide. Il distinguo tra omologazione e autorizzazione (ci siamo arrivati) è un nodo ancora importante da sciogliere perché la Cassazione ha stabilito che la seconda, da sola, non basta ai fini sanzionatori e una “ricognizione” abbastanza recente dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, ha scoperto che il 59,4% degli autovelox fissi è irregolare così come il 67,2% di quelli mobili. Con questo nuovo emendamento l’auspicio è pure quello di avere, quantomeno, un quadro preciso dello stato dell’arte dato che, fino a questo punto, Municipi e province hanno gestito la pratica autovelox praticamente in autonomia.