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Stazione Termini, funzionario ridotto in fin di vita: chi sono i fermati

di Roberto Tortoralunedì 12 gennaio 2026
Stazione Termini, funzionario ridotto in fin di vita: chi sono i fermati

2' di lettura

A Roma la Stazione Termini, capolinea ferroviario che ogni giorno muove migliaia di persone nel Paese, è diventata un luogo di perdizione e pericolo. La sera è il culmine del disagio e il copione è sempre lo stesso, ma ogni volta più violento. Un funzionario dello Stato pestato a sangue da dieci stranieri, un rider rapinato mezz’ora dopo a poche centinaia di metri. Due aggressioni fotocopia, stesso scenario, stessi protagonisti: bande di nordafricani che controllano la zona e colpiscono chi passa.

La prima vittima è Giuseppe P., 57 anni, funzionario del Ministero delle Imprese e del made in Italy. Viene accerchiato all’uscita nord della stazione, su via Giovanni Giolitti. Le telecamere raccontano tutto: cinque davanti, cinque dietro, poi calci e pugni senza pietà. Forse una rapina finita male, forse uno scambio di parole. Sta di fatto che l’uomo prova a reagire e viene “punito”. Ora è in terapia intensiva all’Umberto I: “È in coma indotto, farmacologico, per i traumi riportati. Non siamo ancora in grado di sciogliere la prognosi”, spiegano i medici. Trenta minuti dopo, alle 22.45, tocca a un rider tunisino di 23 anni. Stesso quartiere, via Daniele Manin. Un gruppo di extracomunitari lo aggredisce per portargli via soldi e bicicletta. Solo l’intervento di alcuni passanti evita il peggio. Se la cava con punti di sutura e medicazioni. Scatta la caccia agli aggressori.

Le immagini incastrano volti già noti alle forze dell’ordine, soggetti che “gravitano” da anni al quartiere Esquilino. In mattinata i primi fermi: un egiziano di 18 anni, irregolare e con un decreto di espulsione mai eseguito, e un tunisino di 20 anni, entrambi con precedenti per rapina, droga, porto di armi. Sono loro ad aver ridotto in fin di vita il funzionario. Accusa: tentato omicidio. Altri due tunisini, 18 e 22 anni, finiscono in carcere per il pestaggio del rider. Uno solo è regolare. Tutti senza fissa dimora, tutti già conosciuti. La famiglia di Giuseppe P. è sotto shock. “Mio fratello era uscito di casa solo per andare in farmacia. Non aveva borse o bagagli con sé. Non capiamo cosa sia successo”, dice la sorella. Intanto Termini conferma la sua fama: un non luogo dove la violenza è routine. Come nella notte di San Silvestro 2022, quando una studentessa israeliana venne accoltellata in sala d’attesa. Cambiano le vittime, non il problema. Quando tutto questo cambierà?