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Alberto Stasi, il giudice Vitelli: "Ho parlato con mia madre", come si arrivò all'assoluzione

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giovedì 29 gennaio 2026
Alberto Stasi, il giudice Vitelli: "Ho parlato con mia madre", come si arrivò all'assoluzione

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"Su un caso così complesso e misterioso, decisi di partire dalla base. Non solo norme e codici: misi in discussione me stesso e ogni indizio con approccio socratico": il giudice Stefano Vitelli, colui che nel 2009 assolse Alberto Stasi in primo grado per il delitto della fidanzata Chiara Poggi, lo ha detto in un'intervista a Repubblica presentando il suo libro "Il ragionevole dubbio di Garlasco". Per la decisione su Stasi, che è stato condannato nei gradi successivi a 16 anni, il giudice ha rivelato di essersi confrontato all'epoca "con poche persone che seppero ascoltarmi e che non avevano interessi: mia madre e pochi fidati amici. Consigliarono umiltà e prudenza nel giudizio, le due virtù che il presidente Mattarella ha invitato a coltivare, pochi giorni fa, in un suo bellissimo discorso ai giovani magistrati".

"Nel mio processo - ha proseguito Vitelli - feci fare delle perizie: ebbene l’acqua, per usare una metafora, rimase limacciosa e non vidi il fondale. Assolsi Stasi non provando rabbia per una sconfitta investigativa". Il giudice ha rivelato che "Garlasco per me è rimasto il paradigma del ragionevole dubbio, lo dissi prima della riapertura del caso e ne sono ancora più convinto. Del resto, anche l’ordinamento prevede la revisione sul giudicato".

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"Il legittimo dubbio non è un principio astratto e questo caso ci insegna che è una storia viva", ha sottolineato ancora Vitelli. Che infine ha aggiunto: "Ai ragazzi, che hanno bisogno di esempi concreti, possiamo dire: lo vedi quello che dicevano del 'biondino dagli occhi di ghiaccio'? Fermiamoci e riflettiamo. E il massimo rispetto vale anche per l’indagato di oggi, innocente fino a prova contraria (Andrea Sempio, ndr)".

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