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Rimini, il calvario dei fratelli Bocchini: la loro scelta radicale

di Luca Puccinivenerdì 13 febbraio 2026
Rimini, il calvario dei fratelli Bocchini: la loro scelta radicale

3' di lettura

Loro non ne potevano più. Quei sorrisini, gli sfottò, le battute che anche se venivano fatte in buona fede, senza pensarci, per il solo gusto di una mezza risata e lungi dall’intento di offendere, epperò sempre, giorno dopo giorno, al calcetto, alle feste di compleanno, a scuoper non attirare l’ennesimo occhiolino complice che ha pure stufato e fatela-finita-please. A sentirvi in imbarazzo quando vi chiamano dal dottore, all’università, a fare l’esame per la patente. Oppure quando vi chiedono le generalità per ritirare una raccomandata. I Muratori ci han dato un taglio. Il loro babbo no. Lui ha resistito e ancora resiste (nonostante abbia mostrato tutta la sua solidarietà ai ragazzi non opponendosi alla loro scelta), perché «ha le spalle larghe e non ci fa più caso», dice l’avvocato che ha seguito i suoi figli, Cinzia Noelli, semmai «il timore è fortemente giovanile, per i contesti in cui emergono potenzialmente certe problematiche». Chiariamoci: non stiamo parlando né di atti di bullismo né di vessazioni pesanti, però mica è quello il punto. È lo stillicidio incessante. E infatti, a catena, prima uno, dopo l’altro e infine il terzo han optato per il rinnovo della carta d’identità.

È stata lunga, è stata la solita gimcana burocratica all’italiana perché in questo Paese va così per qualsiasi cosa, ma ce l’hanno fatta. Ha aperto la strada il fratello di mezzo, era il 2022: «Abbiamo depositato la richiesta quell’anno e nel 2023 è stata accettata», specifica Noelli aggiungendo che «i funzionari hanno voluto cercare tra i precedenti, verificare se la motivazione addotta fosse valida». Quando ha visto che c’era riuscito, il più grande ha seguito le orme famigliari, stesso esito. «Allora i genitori hanno voluto procedere pure per il più piccolo che ha diciassette anni» (tradotto: serviva la loro autorizzazione). Tre su tre, en plein, tutti contenti. Non è un cognome così raro, Bocchini, in Italia e nella Romagna riminese, ma le loro ragioni hanno convinto il prefetto e oggi possono legittimamente chiamarsi come la loro madre.

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Certo, l’iter non è dei più semplici (o dei più veloci): però non sono gli unici, i Muratori, ad aver avanzato una domanda del genere. Nel 2010 le richieste di cambiamento del cognome sono state, da Nord a Sud, quasi 3mila (2.982), è l’ultimo dato disponibile ma si può ipotizzare che oggi superino abbondantemente la soglia e stazionino intorno alle 3.500. Nel computo c’è chi si vergogna del proprio cognome ma ci sono anche alcuni figli dei mafiosi e dei criminali che non vogliono avere più nulla a che fare con la propria famiglia, chi ha alle spalle un divorzio o una separazione e vuole dare al proprio figlio il cognome del nuovo compagno o compagna, chi è impegnato in una pratica di adozione e c’è, soprattutto, la fetta sempre crescente (vale oramai per il 7% dei nuovi nati) di chi non si limita alle credenziali paterne ma pretende anche quelle materne sui documenti. Sempre consentito provarci, per carità: la realtà degli esiti è, invece, un filino più ristretta. Su per giù il 90% di queste istanze viene rigettato e, alla fine, riesce solo un’esigua minoranza. Come? Presentando una domanda scritta al prefetto che deve essere dettata da un mero carattere eccezionale: vuol dire che non è sufficiente il non-mi-garba, servono situazioni di contesto rilevanti che devono essere documentate e supportate da motivazioni significative (non a caso la lista delle carte da allegare, oltre alla marca da bollo da 16 euro, le copie del passaporto e dei documenti d’identità, le dichiarazioni sostitutive, è bella lunga) e occorre pazienza. Tanta pazienza. Se il risultato è di un’istanza accolta, un decreto prefettizio darà la possibilità di affiggere all’albo pretorio del Comune di nascita e di residenza, per trenta dì, l’avviso che riassume quanto successo (e si potrà procedere con la rettifica dei documenti salvo opposizioni). Se la richiesta viene rigettata si può fare ricorso al tar, ma qui la faccenda si complica (e s’allunga parecchio). In ogni modo non è possibile, è scritto sul sito del Viminale, chiedere l’attribuzione di un cognome «di risonanza storica o tale da indurre in errore circa l’appartenenza a famiglie illustri o particolarmente note».

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